In pensione con il cumulo gratuito? L’assegno non arriva

27 settembre 2017, di Alessandra Caparello

ROMA (WSI) – Mentre governo e sindacati tentano di trovare un compromesso per ciò che riguarda la riforma previdenziale da inserire nella prossima Legge di Bilancio, c’è una misura contenuta nella precedente manovra che stenta a decollare.

Parliamo del cumulo gratuito, ossia dell’istituto che permette di mettere insieme  i contributi previdenziali versati a Enti diversi dall’Inps o tra diverse gestioni dello Stesso Istituto. Un’operazione che era sempre onerosa ma che l’ultima Legge di bilancio ha reso gratuita. Ebbene chi ha fatto domanda di cumulo ancora sta aspettando l’assegno dall’Inps. Come rivela Repubblica, cè chi sta aspettando già da nove mesi.

“In tutto (queste le previsioni) dovrebbero essere circa 7000 persone nel 2017, 15mila nel 2018 fino a arrivare a 100mila tra dieci anni. Sono commercianti, avvocati, medici, professionisti ma anche coloro che hanno avuto carriere discontinue e hanno maturato il diritto alla pensione”.

Di chi è la colpa di questo clamoroso ritardo? Dal ministero del lavoro se ne lavano le mani un certo senso affermando che la legge c’è ed è già attuativa. Quindi l’Inps? L’istituto nazionale di previdenza sociale dovrebbe emanare una circolare esplicativa sì ma rimpalla la responsabilità alle singole Casse previdenziali che non si mettono d’accordo. Ognuna di esse infatti ha le proprie regole per definire quando andare in pensione. Il vero problema, dice il quotidiano, sono ancora una volta i soldi.

“La realtà è che quel sovrappiù che un tempo pagava il lavoratore di tasca propria, adesso dovrebbe essere a carico dello Stato, che però non ha specificato quanto avrebbe stanziato per l’operazione. C’è chi sostiene 300 milioni, chi meno. Certo non può essere l’Inps a metterli di tasca propria, né tantomeno le singole Casse previdenziali, che per legge, devono garantire una sostenibilità nel tempo a 50 anni, pena l’accorpamento all’Inps”.

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