I rischi maggiori secondo Wall Street e come posizionarsi

21 marzo 2018, di Daniele Chicca

Gli operatori e gestori di Wall Street sono convinti che sia la guerra commerciale, che si inquadra in un contesto di una tendenza sempre più pronunciata ai protezionismi e ai nazionalismi, il rischio principale per i mercati finanziari in questo momento. Lo dice un sondaggio condotto da Bank of America Merrill Lynch tra fund e money manager globali.

Anche a gennaio di un anno fa, in concomitanza con l’insediamento di Donald Trump alla Casa Bianca, la guerra commerciale veniva citata come fattore di pericolo primario. Ma fino a poco tempo fa, a gennaio e febbraio, erano l’inflazione e un possibile tracollo del mercato dei bond le principali preoccupazioni, mentre i tre mesi precedenti a fare paura era un eventuale errore nei modi e nella tempistica della Federal Reserve.

La banca centrale Usa, che si riunisce oggi con Jerome Powell a presiedere il comitato di politica monetaria per la prima volta, dovrebbe imporre una stretta monetaria alzando il costo del denaro dall’1,5% all’1,75%. Ma questo scenario è scontato da tempo dai mercati, che sono intimoriti da ben altri fattori.

Effetti guerra commerciale: calo Borse e impeachment Trump

Il 40% degli investitori del campione di 66 clienti interpellati in un sondaggio condotto questa settimana da Bank of America Merrill Lynch si aspetta che le tensioni commerciali e il conflitto a tutto campo a colpi di dazi provocheranno un calo delle Borse.

Anche lo strategist di JP Morgan Marko Kolanovic è d’accordo con loro: secondo lui la guerra commerciale apre la strada non solo alla sconfitta di Donald Trump alle prossime elezioni di mid-term, bensì anche a un potenziale impeachment: “una guerra commerciale lanciata da questa amministrazione destabilizzerebbe i mercati azionari mondiali. Se dovesse succedere prima delle elezioni di novembre, il governo non avrebbe più la possibilità di giocare la carta dei rialzi di Borsa e subirebbe una sconfitta elettorale. Questa aprirebbe la strada a un impeachment e ad altre complicazioni”.

Per un altro 19% l’investimento corretto nell’ottica di una guerra commerciale è quello di andare corti sul dollaro, che è destinato a indebolirsi. Evidentemente per gli investitori intervistati, una svalutazione del biglietto verde è inevitabile in caso di nuove misure di stampo protezionista da parte di Donald Trump. Venerdì entrano in vigore i dazi su acciaio (25%) e alluminio (10%) imposti dalla sua amministrazione.

Sorprende però che il 17% del campione sia convinto che la guerra commerciale, uno dei pilastri dell’agenda politico economica del presidente Usa, sia solo uno stratagemma per avere maggiore leva negoziale in sede diplomatica. È per questo che la previsione è che non ci sarà un’escalation della situazione.

Soltanto il 6% del gruppo di clienti che ha partecipato al sondaggio dice che, in previsione di una riduzione degli scambi commerciali mondiali,. andrebbe lungo sui Treasuries. Forse l’idea è anche che le guerre commerciali portano inflazione.

 

 

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