I feed dei social media inquinano la democrazia

12 agosto 2016, di Alberto Battaglia

Un tempo le opinioni deviate, estreme, aggressive non trovavano compagnia con la stessa facilità di oggi: se la comunità virtuale di Internet sta modificando l’influenza della pubblica opinione è anche perché le voci più frustrate, nichiliste od estremiste della società possono aggregarsi e scompaginare l’agenda politica mainstream. Secondo Vyacheslav Polonski, network scientist presso l’Oxford Internet Institute, il fatto che la piazza pubblica non sia più rappresentata solo dalle istituzioni e dai media tradizionali, fa sì che una serie di punti di vista che un tempo non avevano i mezzi per emergere stiano acquisendo un’autocoscienza in grado concretizzare eventi come la stessa Brexit. Nonostante le forze istituzionali si siano pronunciate all’unisono contro l’uscita del Regno Unito dall’Ue, assieme alla gran parte dei media tradizionali, la campagna pro-Brexit “usando un linguaggio molto semplice” si è “diffusa molto velocemente in Internet ed è stata rafforzata da meme divertenti, al posto di rigorose opinioni di esperti o di statistiche”.
Polonski, che scrive sulla pagina del World economic forum, sembra convinto che l’ascesa dei movimenti euroscettici ed estremisti in tutta Europa sia stata molto favorita dalle possibilità offerte da Internet, che permettono di “fare rete” ed attingere a fonti d’informazione estranee al circuito tradizionale dei media. Viene subito in mente il caso italiano del Movimento 5 stelle, che non ha mai fatto mistero della centralità di Internet in quella che è, in fondo, la sua ideologia: la democrazia partecipativa della rete.
Il volume delle proteste che si levano da canali come Twitter e Facebook rischiano d’influenzare in una dinamica dal basso verso l’alto (al contrario di quanto poteva avvenire in passato) le decisioni politiche. Secondo lo studioso, questo non sembra un elemento granché positivo, visto che gli umori mutevoli della popolazione, amplificati dal web, rischiano di far virare la democrazia nella direzione dell’oclocrazia: l’assoggettamento della politica alle masse che Platone vedeva come l’anticamera della tirannia.
Secondo gli studi di Polonski, rendersi conto che molti altri soggetti condividono le nostre idee estreme contribuisce a rafforzarne la radicalità. Purtroppo, anche se Internet potenzialmente potrebbe essere una magnifica agorà d’incontro politico fra diversi punti di vista, è molto più frequente che le comunità si isolino in loro stesse schermando la gran parte degli stimoli provenienti da aree politiche diverse. Anche per questo Polonski definisce “il feed dei social media” come una delle più grandi minacce alla democrazia.

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