I COLOSSI DI LODI

29 dicembre 2005, di Redazione Wall Street Italia

Il contenuto di questo articolo esprime il pensiero dell’ autore e non necessariamente rappresenta la linea editoriale di Wall Street Italia, che rimane autonoma e indipendente.

(WSI) – Le vicende della Banca popolare
italiana sono legate anche al ruolo delle banche
internazionali, che hanno consigliato ai
vertici dell’istituto lodigiano come reperire
sul mercato i finanziamenti per scalare Antonveneta
e per mettere a posto, in modo
sommario, i ratios patrimoniali.

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In passato,
infatti, la Banca d’Italia guidata da Antonio
Fazio aveva tarpato i desideri espansionistici
dell’ex amministratore delegato di Bpi,
Gianpiero Fiorani, perché non soddisfaceva
i requisiti patrimoniali. Tutte le iniziative –
anche la fallita scalata alla banca patavina –
erano state approvate alla luce di complesse
operazioni di finanza strutturata messe a
punto dalle sedi londinesi di colossi come
Deutsche Bank e Dresdner Bank.
La prima è finita nel mirino di Consob e
procura di Roma. La Commissione presieduta
da Lamberto Cardia ha infatti accertato
l’esistenza di un concerto tra Unipol e
procura di Roma nei confronti di Deutsche
è una specie di atto dovuto – spiegano fonti
giudiziarie – visto il riscontro della Consob:
l’acquisizione della documentazione relativa
alla scalata di Bnl rientra in questa logica.

La maggior parte della comunità finanziaria
internazionale che opera sul mercato
italiano guarda con attenzione all’evoluzione
del caso: una possibile uscita di scena
della Deutsche Bank, a causa di problemi
giudiziari, potrebbe infatti arricchire le altre
banche internazionali e italiane. Difficile
trovare a Milano, Roma o Londra qualcuno
che faccia le lodi di un gruppo di giovani
banchieri definiti “spregiudicati” nella migliore
delle ipotesi. La Bpi ha dovuto accantonare
oltre 30 milioni di euro per pagare le
commissioni a questi banchieri.

La storia si ripete anche per Dresdner e
Lazard, le altre due banche d’investimento
che hanno aiutato Fiorani e amici a tentare
Deutsche Bank nell’ambito della scalata alla
Banca nazionale del lavoro. Se Bologna
ha commentato negativamente la decisione
della Consob, adeguando il prezzo dell’opa
a 2.755 euro, da Londra è arrivato un imbarazzato
“no comment”. Deutsche Bank ha
svolto un ruolo primario anche nella scalata
della Bpi ad Antonveneta: la procura di
Milano, che detiene il fascicolo, ha già sentito
a luglio e a settembre diversi banchieri
coinvolti nell’operazione. Nessuno per ora è
stato iscritto nel registro degli indagati.

Il
nuovo direttore generale, Divo Gronchi, ha
dovuto ricomprare le minorities delle società
controllate da Bpi cedute in modo fittizio
tra maggio e giugno a Deutsche Bank,
Dresdner ed E-Archimede, controllata da
Gnutti. Consob e Banca d’Italia hanno rilevato
anomalie nei contratti tali da revocare
l’autorizzazione alla scalata di Antonveneta.
L’apertura di un fascicolo da parte della anche la conquista di Rcs: è un banchiere
della Deutsche Bank, Michele Faissola, l’amico
con cui Stefano Ricucci s’intrattenne
in Sardegna il week-end prima delle nozze
con Anna Falchi, lo stesso che ha tradotto ai
colleghi londinesi – nel corso delle conference
call per mettere a punto prestiti e operazioni
su derivati – le colorite espressioni
dell’immobiliarista romano.

Nella partita
entra anche l’uomo di punta della JP Morgan,
Federico Imbert, il banchiere che a
marzo consiglia Fiorani, la cui banca detiene
una quota dell’ancora Popolare di Lodi,
ma si trova advisor degli olandesi. “Dovete
vincere per me”, dichiara a un collega di
una banca d’affari concorrente a maggio. Secondo
le intercettazioni pubblicate ieri dal
Corriere della Sera, neppure gli olandesi sarebbero al sicuro: non si sa che cosa farà Ricucci
– è scritto – “se gli olandesi gli offrono
30 euro, 26,5 ufficiali e 3,5 in nero”.

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