I BOND URLANO: RECESSIONE

1 dicembre 2006, di Redazione Wall Street Italia

(con aggiornamenti) Gli investitori istituzionali che operano sul mercato dei titoli obbligazionari e soprattutto del Tesoro degli Stati Uniti, continuano ad avere una visione molto negativa sul futuro andamento dell’ economia americana.

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Dopo la lettura di due recenti dati macro-economici, giovedi’ il Chicago PMI e venerdi’ lo ISM manifatturiero – ambedue sotto il livello di quota 50, il che indica una contrazione dell’attivita’ produttiva (e per l’ISM e’ la peggior lettura dall’aprile 2003) – il prezzo dei Treasury Usa e’ schizzato, il che ha portato lo yield (rendimento) del titolo a 10 anni ai minimi assoluti degli ultimi 11 mesi.

Il forte ribasso del rendimento dei T-Bond Usa (il tasso si muove sempre in modo inverso al prezzo, che infatti e’ salito) chiaramente denuncia una ampia aspettativa da parte degli operatori sul mercato dei bond sul fatto che l’economia americana rallentera’, alcuni economisti dicono fino al punto da poter entrare in recessione. Notoriamente il mercato dei bond e’ molto piu’ affidabile di quello azionario, ai fini di una lettura precisa del macro-scenario economico.

E adesso la Federal Reserve sara’ costretta ad abbassare i tassi Usa per evitare una recessione? Leggi la risposta in Target News, una delle sezioni di style="color:blue">INSIDER
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Anche gli indici azionari Dow Jones, Nasdaq e S&P500, che all’inizio della settimana quotavano praticamente ai livelli massimi degli ultimi 6 anni e mezzo, hanno cominciato ad accusare il colpo dopo i dati macro di venerdi’. Giovedi’ per esempio in borsa si era avuto un rialzo, guidato dagli homebuilders (costruttori edili) settore oggi considerato uno dei piu’ vulnerabili dell’economia Usa alla luce del forte calo dei prezzi nel comparto immobiliare. Contrariamente ai trader di bond, gli investitori istituzionali che privilegiano il mercato azionario sembravano insomma fino a giovedi’ scommettere sul fatto che l’economia Usa nel 2007 andra’ bene, e non ci sara’ ombra di rallentamento o recessione.

Ma poi lo scenario e’ cambiato. Nel corso della seduta di venerdi’, dopo il brutto dato ISM e quello ancora peggiore del calo della spesa edilizia (al minimo degli ultimi 5 anni), anche sul mercato azionario i trader hanno cominciato a realizzare i profitti: a un quarto d’ora dalla chiusura il Nasdaq Composite era in rosso di circa -1,00%.

“In questo momento ci sono varie fazioni in campo sul mercato dei bond”, spiega Jack Malvey, chief fixed-income strategist di Lehman Brothers. “Ebbene: noi come banca non siamo certamente tra i tori in cerca di un ulteriore rally dei bond”.

Il Treasury a 10 anni e’ salito di 15/32esimi, il che ha fatto scendere il rendimento al 4.46%, un livello che non si vedeva dallo scorso gennaio. Il 30 anni e’ schizzato di 26/32esimi, col rendimento in calo al 4.56%. Nel corso della seduta di venerdi’ il rendimento del T-Bond a 10 anni e’ poi calato ulteriormente, a 4.427%, anche se un po’ sopra i minimi assoluti intraday di 4.402%.

Per gli stessi motivi sul valutario il dollaro e’ sprofondato ai nuovi minimi nei confronti delle maggiori monete, e in particolare il cambio EUR/USD a fine seduta si attestava a $1.3333.

In pratica un euro costa in questo momento esattamente 1/3 in piu’ di un dollaro (e di conseguenza tutto il resto espresso in euro e facente parte del pacchetto definito “costo della vita” costa 1/3 in piu’ rispetto agli stessi beni pagati in dollari Usa: case, ristoranti, viaggi, azioni, beni di consumo e durevoli, etc. etc). Da notare che per comprare una sterlina inglese servono adesso quasi 2 dollari, per l’esattezza $1.98.

Dall’inizio dell’anno il dollaro ha perso il 12.5% rispetto all’euro, il 14.9% rispetto alla sterlina e il 2.1% rispetto allo yen.

Sugli sbilanci causati dal forte apprezzamento della valuta europea, per noi italiani, leggere anche l’articolo:

IL SUPER EURO NON E’ UN PROBLEMA

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