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Politiche banche centrali ed effetti sul valore delle monete

Guida al Forex1° Capitolo | 3° Lezione

20 aprile 2017, di Daniele Chicca

Attraverso l’offerta di moneta e la determinazione dei tassi di interesse, le banche centrali sono capaci di modificare i valori delle monete di riferimento. Oltre a stabilire il valore dei tassi, l’altro modo attraverso cui la banca centrale europea (e qualsiasi altra banca centrale) modifica l’offerta di moneta è attraverso l’adozione di operazioni di mercato aperto. Tali operazioni implicano modifiche alla base monetaria attraverso l’acquisto o la vendita di titoli di stato o governativi.

Gli acquisti di bond governativi da parte delle banche centrali si traducono in iniezioni di liquidità all’interno del sistema finanziario e stimolano di norma la crescita dell’economia. In questo caso si parla di manovre di politica monetaria espansiva, in quanto la base monetaria, offerta di moneta, si espande.

Le vendite di bond sortiscono l’effetto contrario, ovvero riducono la liquidità e per questo sono definite manovre di politica monetaria restrittiva. In termini di aggiustamenti sui tassi, quando il costo del denaro sale con un rialzo dei tassi, si parla di politica restrittiva, mentre quando i tassi vengono abbassati, si parla di politica espansiva.

Sono le aspettative sulle decisioni di politica monetaria che verranno prese in futuro dalle banche centrali a condizionare i valori dei rapporti di cambio. Intanto, bisogna capire cosa è un rapporto di cambio. Essendo un rapporto, le monete coinvolte sono due: una è la valuta di base e l’altra è la valuta controparte.

Nella maggior parte dei casi, la valuta di base è rappresentata dal dollaro americano. Ci sono tuttavia alcune eccezioni, come nel caso dell’euro e delle valute del Commonwealth, come la sterlina britannica, il dollaro neozelandese e il dollaro australiano. Per esempio prendiamo il rapporto EUR/USD pari a $1,11. In questo caso l’euro è la valuta di base, mentre il dollaro americano è la controparte. La relazione indica che sono necessari 1,11 dollari per acquistare un euro. Si parla di rapporti di cambio fissi quando alcune nazioni preferiscono ancorare la performance delle loro monete a quella di un’altra moneta riconosciuta a livello globale. In diversi casi il legame, o peg, avviene con il dollaro.

I rapporti di cambio sono nella maggior parte dei casi variabili: in questo caso il loro valore è determinato dalle diverse forze di mercato, che a loro volta si formano sulla base di aspettative, di rumor o speculazioni in atto, oltre che sulla pubblicazione di dati economici e su periodi di crisi sistemiche o interne, anche politiche.

Le aspettative che si formulano sulle mosse delle banche centrali sono tra le più rilevanti a modificare un rapporto di cambio. D’altronde, l’arma più potente in mano a questi istituti è la capacità di cambiare i tassi di riferimento e la liquidità presente sul mercato, con effetti immediati sui rapporti di cambio. Cosa accade esattamente?

Politiche monetarie accomodanti in un contesto di disinflazione

Politica monetaria espansiva

Nel caso di una politica monetaria espansiva, la banca centrale espande il proprio bilancio attraverso l’acquisto di asset: in questo modo crea liquidità, ampliando l’offerta di moneta. Così facendo aumentano anche le aspettative di inflazione e le stime sul valore futuro della moneta vengono riviste al ribasso. Il lancio del programma di Quantitative Easing (QE) da parte della Federal Reserve e della Bce ha prodotto rispettivamente anche se in modi differenti e a seconda dei tempi il deprezzamento del dollaro e dell’euro.

Con l’acquisto di Treasuries e bond (per la Bce il lancio del QE, mai adottato in precedenza, ha rappresentato una svolta epocale), gli investitori scommettono su una diminuzione di valore della moneta, legata alla maggiore offerta di liquidità. Di conseguenza, se la Bce opta per una politica monetaria espansiva attraverso il Quantitative Easing, il valore dell’euro tenderà a diminuire e, nel fare un esempio, il nostro valore di base $1,11 potrà scendere sotto tale soglia e essere scambiato a $1,1080.

Ci vorranno dunque meno dollari per acquistare un euro. Il che significa che l’euro si sarà deprezzato e il dollaro apprezzato. Una manovra di politica monetaria restrittiva corrisponde invece a un rialzo dei tassi, oppure a un cosiddetto tapering, ovvero alla riduzione degli acquisti di bond. In questo modo, si riduce la liquidità presente sul mercato, dunque l’offerta. La legge della domanda e dell’offerta ci insegna che, nel momento in cui l’offerta di un bene cala, il bene diventa più prezioso. Ecco che la valuta, dunque, si rafforzerà, in quanto renderà di più.

Politica monetaria restrittiva

Un rialzo dei tassi in Eurozona per porre un freno all’inflazione potrebbe dunque portare l’euro a salire e, partendo dallo scenario di base di $1,11, l’adozione della manovra restrittiva di politica monetaria da parte della Bce potrà far salire l’euro a $1,1150. Saranno necessari dunque più dollari per acquistare un euro: l’euro si sarà apprezzato, mentre il dollaro si sarà deprezzato. Si può dunque concludere che i tassi di interesse, l’inflazione e i tassi di cambio sono elementi strettamente correlati.

Nel manipolare i tassi di interesse, le banche centrali condizionano l’inflazione e i rapporti di cambio: di norma tassi di interesse più elevati offrono a chi presta denaro ritorni più elevati rispetto a quelli che possono essere ottenuti in altri paesi. Di conseguenza, tassi di interesse più elevati attraggono capitali stranieri e portano la valuta di riferimento a salire. Tuttavia, è vero che se l’inflazione è molto più elevata rispetto a quella di altri paesi, il tasso di interesse reale è più basso, e dunque la manovra sortirà effetti minori.

Le politiche monetarie espansive delle banche centrali sostengono i prezzi degli asset.

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