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Banche centrali e Bce. I tre tassi chiave dell’Eurozona

Guida al Forex1° Capitolo | 3° Lezione

5 aprile 2016, di Daniele Chicca

Le banche centrali sono istituzioni che hanno il potere di emettere moneta, dunque di disciplinare e regolare l’offerta di moneta e di liquidità presenti sul mercato, attraverso decisioni di politica monetaria. Altre responsabilità, che spaziano a seconda dei regolamenti delle nazioni – o gruppi di nazioni – a cui fanno capo, includono: la stabilità della moneta, il perseguimento di un target di inflazione, l’attività di supervisione su altre banche, l’acquisto e la vendita di titoli di stato.

La Bce, Banca centrale europea e la Federal Reserve, la Banca centrale americana, pubblicano periodicamente anche i risultati degli stress test. Gli stress test sono veri e propri esami attraverso cui le banche centrali monitorano la stabilità degli istituti di credito, valutando attraverso l’ausilio di determinati parametri se tali istituti siano in grado di sopravvivere a choc improvvisi e sistemici di natura finanziaria. Altra funzione imprescindibile delle banche centrali è la gestione delle riserve valutarie.

La politica monetaria è l’insieme di interventi e scelte che la banca centrale adotta per modificare l’offerta di moneta e il tasso di interesse. Attraverso tali manovre o, in anticipo, attraverso le aspettative che i mercati formulano sulle attività che saranno promosse da tali istituti, si avranno variazioni nel valore delle diverse valute. Per avere un’idea più chiara si deve partire da un assunto: le banche centrali sono responsabili dell’offerta di moneta, che garantiscono stampando la cosiddetta base monetaria.

Per base monetaria si intende il contante e tutti gli asset che possono essere trasformati velocemente in contanti. Gli interventi che modificano l’offerta di moneta hanno effetti sui tassi di interesse, che a loro volta modificano i tassi sui prestiti tra le banche e tra banche e consumatori e di conseguenza le scelte di investimento e di spesa dei cittadini.

I tre tassi di interesse principali

Nel caso della Bce, che garantisce la liquidità dell’area euro, il Consiglio direttivo stabilisce tre tassi di interesse chiave. Il primo è il tasso di interesse sulle operazioni di rifinanziamento principali: si tratta del tasso Bce o tasso MRO (main refinancing operations), ma si può chiamare anche tasso benchmark o tasso refi, a cui le banche prendono in prestito fondi erogati della Bce.

Viene utilizzato sia per il calcolo dei tassi di interesse da applicare ai mutui, sia per determinare il tasso interbancario (Euribor), che è il tasso a cui le banche si prestano del denaro. Il suo valore viene fissato in base a quello che è l’obiettivo principale della Bce: la stabilità dei prezzi, ovvero la garanzia che il livello massimo dell’inflazione in Eurozona sia del 2% (l’inflazione viene calcolata con l’indice HICP, ovvero l’indice armonizzato dei prezzi al consumo).

Quando le banche dell’Eurozona hanno carenza di liquidità, possono chiedere fondi in prestito alla Bce, a fronte del pagamento di un tasso di interesse, che è appunto il tasso refi. Alzando o abbassando i tassi di interesse la Bce può influenzare anche i tassi che le banche applicano sulle operazioni interbancarie, sui prestiti al consumo, sui fondi che erogano alle aziende.

I tassi sui depositi sono i tassi che vengono applicati sui depositi che le banche depositano presso la Bce: si tratta di norma di eccessi di liquidità a disposizione delle banche che vengono depositati presso la banca centrale. Storica è stata la decisione della Bce di tagliare i tassi di interesse sui depositi a un valore negativo, pari allo -0,10%, nel 2014: questo, allo scopo di incitare le banche a prestare e a non tenere parcheggiati i loro fondi.

Tassi interbancari, Euribor e mutui

Il tasso di interesse sulle operazioni di rifinanziamento marginali è il tasso overnight che una controparte deve pagare nel momento in cui riceve un credito overnight da una banca centrale di una nazione che fa parte dell’Eurozona, a fronte di garanzie. Di norma, il tasso di deposito marginale è il limite minimo del corridoio di tassi stabilito dalla Bce, mentre il tasso di rifinanziamento marginale è il tasso massimo. All’interno di questo corridoio, oscilla per l’appunto il cosiddetto tasso di interesse interbancario.

Il tasso interbancario di offerta di moneta in euro, dunque il tasso interbancario dell’Eurozona si chiama Euribor (Euro Inter Bank Offered Rate) ed è un tasso di interesse medio delle transazioni in euro che vengono concluse tra le principali banche europee. E’ un tasso di riferimento, spesso utilizzato come tasso base per il calcolo degli interessi che si applicano sui mutui immobiliari a tasso variabile.

Su un prestito concesso da un istituto bancario a un cliente che vuole acquistare la sua prima casa, il mutuo può venire per esempio offerto a un tasso variabile indicato dal valore dell’Euribor a sei mesi con aggiunta dello Spread annuo stabilito dalla banca come proprio ricavo. Le fluttuazioni dell’Euribor, tuttavia, avranno un impatto sulla rata da versare – in negativo o positivo – solo sul debito residuo.

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