Grillo e giuria su media. Mentana ritira querela: “Pasdaran su Twitter”

4 gennaio 2017, di Laura Naka Antonelli

Beppe Grillo attacca la stampa e le televisioni, e in cambio Enrico Mentana decide di querelarlo. In un post su Facebook il direttore del TG La7 ribatte a quanto il leader del M5S ha scritto sul suo blog nell’articolo dal titolo inequivocabile “Una giuria popolare per le balle dei media”.

“In attesa della giuria popolare chiedo a Grillo di trovarsi intanto un avvocato. Fabbricatori di notizie false è un’offesa non sanabile a tutti i lavoratori del tg che dirigo, e a me che ne ho la responsabilità di legge. Ne risponderà in sede penale e civile“.

Mentana risponde alle accuse di Grillo, sul cui blog è stato pubblicato un fotomontaggio di testate che include anche il logo del TG La7. 

Il direttore del telegiornale cambia idea dopo un giorno e decide di rinunciare alla querela dopo che lo stesso Grillo ricorre a una rettifica

“So che gli amanti del sangue social  vorrebbero che lo scontro andasse avanti fino alle estreme conseguenze, e del resto su Twitter sta proseguendo nei miei confronti il trattamento che potrete verificare, da parte di tanti pasdaran che forse non aspettavano altro. Ma la rettifica (chiamiamola così) del m5s fa obiettivamente venir meno gli estremi per un passo giudiziario”. “Mi sono mosso per difendere la reputazione del tg che dirigo da un’accusa grossolana e infamante per qualunque testata, e sicuramente del tutto fuori luogo per il Tgla7. Non me ne frega niente di ‘fare il fenomeno”.

Su Twitter impazza l’hashtag #Mentana

Boom di post su Twitter e in generale sui social dopo la pubblicazione del post di Enrico Mentana su Facebook. Diversi utenti attaccano Mentana, e viene pubblicata anche una foto in cui compaioni insieme il figlio del direttore del Tg La7 e il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Maria Elena Boschi.

FNSI: “da Grillo linciaggio mediatico di stampo qualunquista”

Contro Grillo insorge l’intero mondo dell’informazione, con l’FSNI (Federazione Nazionale Stampa Italiana) che parla di linciaggio mediatico contro tutti i giornalisti. La nota congiunta firmata dal segretario generale e dal presidente della Fnsi, rispettivamente Raffaele Lorusso e Giuseppe Giulietti, recita:

“Vorremmo rassicurare Beppe Grillo: se fosse approvata la sua proposta l’Italia non occuperebbe più il 77°, ma il 154° posto nella classifica sulla libertà di stampa nel mondo”. E ancora: “Quello che il leader del Movimento 5 stelle fa finta di non capire, lanciandosi in un linciaggio mediatico di stampo qualunquista contro tutti i giornalisti, è che sono le minacce e le intimidazioni, come quelle che lui velatamente lascia trasparire, a far precipitare il Paese nelle classifiche internazionali”.

Ancora, nella nota si legge:

“Sarebbe molto più opportuno che Beppe Grillo utilizzasse le proprie energie per impegnarsi affinché in Parlamento venga rapidamente abrogato il carcere per i giornalisti e approvata una norma che scoraggi il fenomeno delle querele temerarie. Altrettanto impegno, in particolar modo sul versante del contrasto alla diffusione di notizie false, sarebbe gradito nell’approvazione in tempi rapidi del Giurì per la lealtà dell’informazione, strumento di garanzia nei confronti dei cittadini che hanno diritto ad una informazione libera e corretta”.

Grillo invoca giuria popolare contro balle dei media

L’ennesimo caso esplode con le parole che Grillo pubblica appunta sul suo blog. Nel comunicare che il già tanto discusso “Codice di comportamento del MoVimento 5 Stelle è stato ratificato con il voto favorevole del 91% dei partecipanti”, l’articolo che porta la firma di Beppe Grillo e che invoca una “giuria popolare per le balle dei media” è un attacco a tutto campo contro il mondo dei media.

Prima Renzi, Gentiloni, Napolitano e Pitruzzella, poi il ministro della Giustizia Orlando e infine il Presidente Mattarella nel suo discorso di fine anno. Tutti puntano il dito sulle balle che girano sul web, sull’esigenza di ristabilire la verità tramite il nuovo tribunale dell’inquisizione proposto dal presidente dell’Antitrust. Così il governo decide cosa è vero e cosa è falso su internet. E alle balle propinate ogni giorno da tv e giornali chi ci pensa? Il quotidiano La Stampa ha diffuso un articolo sulla fantomatica propaganda M5S capitanata da Beatrice Di Maio, notizia ripresa da tutti i giornali e i tg, poi si è scoperto che era tutto falso. La Stampa non ha chiesto neppure scusa e nessuna sanzione è stata applicata nei suoi confronti, nè degli altri giornali e telegiornali che hanno ripreso la bufala senza fare opportune verifiche. Poi fresca di oggi la bufala in prima pagina del Giornale di Berlusconi: “AFFARI A 5 STELLE. Grillo vuole una banca”. Una falsità totale che stravolge un fatto vero, ossia che Davide Casaleggio ha accettato di incontrare l’AD di una banca online che ha ricevuto vari premi per l’innovazione tecnologica utilizzando il web per scambiare esperienze e idee sula Rete e sulle sue possibilità, così come incontra decine di aziende innovative. Capite come lavorano i media?”

Per Grillo:

“i giornali e i tg sono i primi fabbricatori di notizie false nel Paese con lo scopo di far mantenere il potere a chi lo detiene. Sono le loro notizie che devono essere controllate. Propongo non un tribunale governativo, ma una giuria popolare che determini la veridicità delle notizie pubblicate dai media. Cittadini scelti a sorte a cui vengono sottoposti gli articoli dei giornali e i servizi dei telegiornali. Se una notizia viene dichiarata falsa il direttore della testata, a capo chino, deve fare pubbliche scuse e riportare la versione corretta dandole la massima evidenza in apertura del telegiornale o in prima pagina se cartaceo. Così forse abbandoneremo il 77° posto nella classifica mondiale per la libertà di stampa”.

E l’articolo si conclude con la richiesta di scuse al M5S da parte del quotidiano La Stampa:

“Ps: Aspettiamo ancora le scuse del direttore de La Stampa e di tutti coloro che hanno ripreso acriticamente un articolo provato falso”

Politica unita contro Grillo

Così su Twitter il senatore piemontese del Pd e componente della Commissione parlamentare antimafia, Stefano Esposito:

“Il signor Beppe Grillo sta perdendo la testa, occhio che questo si chiama fascismo, chi sottovaluta è complice”.

Mentre il Questore Forza Italia del Senato Lucio Malan scrive:

“Il garantismo di Grillo è ampiamente sospetto e incoerente dato che in capo al leader dei 5 Stelle rimangono poteri discrezionali enormi. In pratica, il partito che ha fatto del forcaiolismo la sua principale bandiera, deciderà caso per caso, esattamente come fanno tutti gli altri. Questa svolta in realtà è tutta volta a risolvere i problemi che hanno alcuni esponenti pentastellati con la giustizia. Insomma, l’ennesimo trucchetto per cercare di non far scoppiare il bubbone dell’incoerenza grillina”.

E ancora Renato Schifani, senatore Fi:

Le giravolte di Grillo, da giustizialista tout court a garantista per convenienza, non appassionano nessuno, tanto meno gli italiani che si sono subito accorti dell’ennesimo trucchetto dei 5 Stelle per tutelare i propri interessi. Molto fumo e niente arrosto, come al solito”.

Così in una nota Rosanna Scopelliti, deputata di Ncd.

“Se le dichiarazioni di Grillo, sul tribunale popolare, lasciano basiti, il pronunciamento netto del Fnsi non lascia dubbi sulla gravità della proposta del comico genovese- E bene ha fatto il direttore Enrico Mentana a querelare il leader del Movimento. Il suo tentativo di delegittimare la stampa italiana è la peggior uscita dell’anno appena cominciato e mi auguro per Grillo che sia l’ultima di questo tenore”.

Tutto questo, mentre gli esponenti del M5S fanno quadrato attorno a Grillo:

Così in un intervento a Radio Cusano Campus parla il deputato M5S Alfonso Bonafede:

“Mentana può esprimere liberamente il suo pensiero. Io non credo che in Italia si faccia un buon servizio all’informazione, querelando per una mancanza di distinzione. Non so se Mentana avrebbe voluto una distinzione del suo tg rispetto ad altri”. Ancora: “Se una forza politica si riferisce ai giornali e ai telegiornali d’Italia, è chiaro che nel Paese l’informazione è malata, prova ne è il massacro quotidiano che viene fatto nei confronti della Raggi”. Dunque, “noi rivendichiamo il diritto di poter parlare dell’informazione in generale senza dover mettere l’asterisco e specificare quale tg è meglio dell’altro”.

Su Facebook Mariano Rabino, portavoce di Scelta Civica – Ala tira in ballo anche George Orwell.

Grillo sembra in confusione: decida se il potere appartiene al gestore del sito o alla giuria popolare. O pensa, nell’ennesimo delirio di onnipotenza, di poter moltiplicare i casaleggio come i pani e i pesci per farne tanti giudici del popolo? Siamo a #Beppe1984, una nuova edizione del libro di George Orwell sul Grande Fratello che tanto sembra ispirare il leader M5s”.

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