GREGGIO: L’OPEC SOFFIA SUL FUOCO DELLA SPECULAZIONE

18 novembre 2007, di Redazione Wall Street Italia

L’Opec garantisce rifornimenti di petrolio al mercato “adeguati e sufficienti” ma chiede che siano smorzate le tensioni geopolitiche. Sulla corsa dei prezzi del greggio l’Opec prende le distanze e rinvia anche qualsiasi decisione su un eventuale aumento della produzione. Restano poi, al termine della riunione di Ryad, tutte le divisioni interne sui rapporti da tenere con gli Stati Uniti. Il presidente iraniano Ahmadinejad avverte: non vorremmo mai essere costretti a usare il petrolio come arma.


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Sempre in tema di energia, oggi è stato inaugurato il nuovo gasdotto che collega Grecia e Turchia. Tornando alla riunione dell’Opec, nessun riferimento nel documento finale viene fatto alla debolezza del dollaro, nonostante le pressioni che erano arrivate nel corso dei lavori da diversi membri per trasferire il business petrolifero verso l’euro e altre valute. Quanto invece ai prezzi, “le fluttuazioni sul mercato non hanno nulla a che fare con l’Opec”, ha detto il ministro saudita Ali al-Naimi, spiegando che ci sono molti altri fattori che condizionano l’andamento dei prezzi. Dal consesso di Ryad arriva anche il monito del presidente iraniano Mahmoud Ahmadinejad: “Noi non vorremmo mai dover utilizzare il petrolio come arma. Ma se l’America prende una qualsiasi iniziativa contro noi – ha detto riferendosi all’ipotesi di inasprimento delle sanzioni nell’ambito del dossier sul nucleare – saremo costretti a rispondere”.

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questione Iran è stata tra le centrali della riunione dell’Opec e ieri il presidente venezuelano Hugo Chavez aveva avvertito che un eventuale attacco all’Iran o al Venezuela può far schizzare le quotazioni del petrolio fino a 200 dollari al barile. Tra i temi all’ordine del giorno anche l’appello proveniente dai Paesi consumatori per una maggiore produzione. L’Opec però rinvia il problema. La decisione su un eventuale aumento della produzione non sarà valutata prima della riunione in calendario il 5 dicembre ad Abu Dhabi. In un albergo lussuosissimo, tra cristalli e bagni accessoriati con rubinetti d’oro, i rappresentanti dell’Opec, spinti anche dal ‘rivoluzionario’ Chavez, hanno parlato anche della necessità di una azione più incisiva per combattere la povertà e per far fronte ai cambiamenti climatici. I paesi produttori di petrolio hanno messo mano al portafogli e sono stati annunciati stanziamenti per la ricerca sul clima di 150 milioni di dollari da Kuwait, Emirati Arabi Uniti e Qatar e 300 milioni di dollari dall’Arabia Saudita. Il rappresentante dell’Ecuador, Rafael Correa ha invece proposto una tassa speciale da imporre ai Paesi consumatori di petrolio per finanziare misure di protezione all’ambiente, a cominciare dalla foresta amazzonica.

Sempre in tema di energia oggi i primi ministri di Grecia, Costas Caramanlis, e turco, Recep Tayyip Erdogan hanno inaugurato insieme il nuovo gasdotto che collega i loro due Paesi, trasportando gas dalla regione del Mar Caspio verso l’Europa occidentale, il primo a collegare l’Asia centrale con i consumatori occidentali. Atene ed Ankara concordarono tre anni fa la realizzazione del gasdotto, lungo 285 km, che unisce Karacabey, nella Turchia settentrionale, a Komotini, in territorio greco. La conduttura consentirà il trasferimento di circa 12 miliardi di metri cubi di gas all’anno – tre per la Grecia e il resto per l’Europa – dai giacimenti di Shah Deniz in Azerbaigian.

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