Greenspan contro la politica dei dazi: “È una follia”

16 novembre 2018, di Alberto Battaglia

“I dazi sono un’imposta, e le persone li percepiscono diversamente da ciò che essi sono in realtà, una tassa”: così l’ex numero uno della Federal Reserve, Alan Greenspan, secondo il quale l’idea di mettere in piedi dei dazi è “folle” (“insane”). Lo ha dichiarato durante un intervento alla New York University, sostenendo che “tutte le parti che partecipano a questo tipo di guerriglia commerciale stanno rinunciando a parte del potere d’acquisto nei confronti di interi Paesi”.

L’aspetto fondamentale per Greenspan è che “ci sono vincitori e vinti in un combattimento sui dazi, ma ciò non ci dice la cosa più importante: che tutti ci perdono. Il vincitore è quello che ci perde di meno”.

I dazi infatti tendono ad accrescere il prezzo dei beni importati, riducendo il potere d’acquisto e i consumi. I dazi, inoltre, tendono a premiare produttori nazionali che godono di un vantaggio competitivo sul mercato interno rispetto ai concorrenti stranieri. Ma ciò avviene a prezzo di possibili ripercussioni sulle esportazioni nei Paesi che contrattaccano ai dazi con reciproche barriere tariffarie: per questo grandi aziende americane come General Motors e Ford si sono dette contrarie ai dazi. Le affermazioni dell’ex presidente della Fed, peraltro, sono pienamente in linea con la teoria economica corrente.

Tuttavia l’impostazione dell’ex presidente della Fed è in aperto contrasto con la politica commerciale dell’amministrazione Trump, che intende usare la minaccia dei dazi come arma negoziale per giungere a nuovi accordi con i partner commerciali, come l’Ue, i quali hanno un forte surplus nei confronti degli Stati Uniti. Un avanzo commerciale che la Casa Bianca ritiene sleale.

La scommessa di Trump è che, avendo i paesi esportatori più da perdere dal protezionismo rispetto a quelli in deficit commerciale, si possa raggiungere un nuovo punto di equilibrio a favore degli Usa. Nel caso della disputa con Cina, però, la strategia non ha dato frutti e l’escalation dei dazi è già decollata, ponendo dubbi sulle proprie conseguenze sull’economia globale.

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