Grecia: “Basta tabù, Italia potrebbe lasciare euro. Facciamolo insieme”

1 febbraio 2017, di Laura Naka Antonelli

Finita dietro le quinte per un bel po’ di tempo, dopo aver seminato il panico in tutta Europa e nel mondo intero, la Grecia torna a far parlare di sé, con lo spettro di un’uscita dall’euro. Spettro mai del tutto rientrato, nonostante le varie rassicurazioni degli ultimi anni. Così come riporta la corrisponde del Guardian da Atene, Helena Smith:

“All’interno di Syriza, il partito di sinistra che governa il paese, nessuno ammette apertamente di desiderare lo scenario Grexit. Tuttavia, in un momento in cui l’impasse nelle trattative tra la Grecia e i suoi creditori diventa sempre più evidente – con i creditori che insistono che non ci saranno ulteriori misure di bailout in assenza di nuovi tagli alle spese – diversi esponenti tra i più importanti di Syriza stanno iniziando a parlare pubblicamente del bisogno di annoverare la Grexit tra le possibilità” del paese.

Facendo tra l’altro un chiaro riferimento anche all’Italia.

Così Stelios Kouloglou, europarlamentare di Syriza, in un intervento alla radio Action FM:

L’Italia potrebbe lasciare (l’euro)“. Di conseguenza, “dobbiamo prepararci a ogni eventualità..e dunque il governo dovrebbe lavorare a un piano”.

Un piano che, secondo Kouglou, dovrebbe prevedere l’uscita della Grecia dall’euro, non da sola, ma magari insieme a un altro paese prossimo a dire addio all’Eurozona.

In un’intervista rilasciata a Skai TV, il parlamentare di Syriza Nikos Xydakis ha lanciato inoltre un appello al Parlamento, affinché si attivi per aprire una discussione sull’eventualità che la Grecia, un giorno, si trovi al di fuori dell’area euro.

“Non ci dovrebbe essere nessun tabù nel parlare del destino della nazione. Siamo arrivati al punto in cui la popolazione è stremata. Dovremmo iniziare a costruire scenari, a esaminare la storia. Credo che abbiamo bisogno di una discussione approfondita, a livello nazionale e politico, che non è avvenuta in sette anni. Ovviamente, questa discussione dovrebbe essere avviata in Parlamento”.

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