GOOGLE-CINA, E’ POLEMICA SUL NOME

17 dicembre 2007, di Redazione Wall Street Italia

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(WSI) –
Questa volta la censura, i filtri alla ricerca, i controlli di regime non c’entrano: sono appena due sillabe, anzi, due ideogrammi – Guge – a scatenare la bufera in casa Google Inc.

Guge è il nome che il colosso di Mountain View ha scelto per la sua versione cinese: sfortunatamente, è anche il nome di un’azienda di Pechino, la Beijing Guge Sci-Tech Co., che ora fa causa al più popolare motore di ricerca al mondo, perché la somiglianza fra i nomi genererebbe confusione e danneggerebbe i suoi affari. Nella corsa alla registrazione ufficiale del nome, Google è arrivata seconda: la società cinese, riporta l’Associated Press, ha registrato il suo nome presso l’ufficio municipale per l’industria e il commercio il 19 aprile 2006, mentre Google è arrivata ad inserire il nome nei registri cinesi soltanto il 24 novembre dello stesso anno. Un diritto di precedenza, cui Guge Sci-Tech si appella per chiedere il cambiamento del nome cinese del motore di ricerca e il pagamento delle spese legali, per una somma non precisata. Mountain View replica che al momento della registrazione del nome da parte della compagnia di Pechino, su internet circolavano già da tempo informazioni e resoconti semi-ufficiali sull’intenzione di Google Inc. di adottare “Guge” come nome in ideogrammi.

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E dire che il gigante americano aveva salutato come un successo l’adozione della nuova denominazione cinese, che – forte anche di un significato evocativo, simile a “canzone della valle” – avrebbe reso più semplice la sua espansione nel secondo mercato mondiale di internet. Non è la prima volta, del resto, che la Cina si rivela per Google un cliente difficile: già al momento del lancio di google.cn, la società di Mountain View si era scontrata con la richiesta di Pechino di limitare le funzionalità del motore e di escludere dalla ricerca argomenti particolarmente sensibili, diritti umani, riforma politica, Taiwan e Tibet in testa. La cinese Baidu e l’americana Yahoo si erano già adeguate: per Google non c’è stata altra scelta che chinare la testa in nome della legge, quella cinese e quella di mercato.

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