Goldman Sachs: taglio bollette del governo penalizzerà Enel

18 maggio 2018, di Alberto Battaglia

Il titolo Enel reagisce all’uscita dalla lista dei “titoli raccomandati” stilata da Goldman Sachs, con un calo dell’1,73% (a 4,90 euro). Secondo la banca d’affari americana la società energetica (di cui lo stato possiede la quota più consistente con il 23,6% detenuto da via XX Settembre) risentirebbe dei propositi enunciati nel contratto di governo fra Lega e M5s. Nel dettaglio, la “decarbonizzazione” e la “defossilizzazione” della produzione industriale andrebbe a colpire la redditività di Enel, la cui produzione energetica dipende ancora, in gran parte, dal carbone.

L’obiettivo fissato dal nascente governo gialloverde recita: “Il nostro compito è quello di sostenere la ‘green-economy’, la ricerca, l’innovazione e la formazione per lo sviluppo del lavoro ecologico e per la rinascita della competitività del nostro sistema industriale, con l’obiettivo di ‘decarbonizzare’ e ‘defossilizzare’ produzione e finanza e promuovendo l’economia circolare”.

Nel 2017, Enel ha prodotto il 60,57% dell’energia totale dal termoelettrico, che a sua volta è alimentato per il 75% dal carbone. Accelerare il processo di transizione di Enel verso fonti alternative di produzione energetica, un processo che si è dato un orizzonte temporale che termina nel 2050, potrebbe nuocere alla compagnia.

Goldman Sachs, che nella sua nota mantiene il giudizio “buy” su Enel, ha affermato che il contratto fra M5s e Lega potrebbe avere “un impatto deflazionistico sui prezzi delle bollette dell’energia”, che potrebbero scendere “del 15%”. Una notizia che sarebbe positiva per i consumatori, ma non per la compagnia diretta da Francesco Starace.

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