Goldman Sachs: “sete di rischio su livelli estremi”

23 gennaio 2018, di Daniele Chicca

Dopo la pioggia di avvertimenti di economisti e commentatori di Borsa, tra cui il premio Nobel per l’Economia Robert Shiller, è il turno di Goldman Sachs. A far scattare l’allarme anche in questo frangente sono i livelli di ottimismo eccessivo degli operatori di Borsa e la riduzione dello spazio che ha il mercato di spingersi ulteriormente in rialzo.

La banca d’affari usa, che non sempre in passato ha indovinato le previsioni di Borsa, è preoccupata per il fatto che “l’appetito per il rischio ha raggiunto livelli estremi” sui mercati finanziari. Le Borse mondiali e i Treasuries Usa sono nel bel mezzo dell’inizio di anno più euforico di sempre, secondo i calcoli di Goldman Sachs.

Il sentiment è insomma eccessivamente ottimista e il mercato è diventato troppo compiacente, secondo gli analisti della banca. L’opinione è condivisa da diversi analisti, come quelli di Citigroup, mentre Bank of America sostiene di avere individuato la formula magica per segnalare il momento in cui il mercato potrebbe fare crac.

Portafogli clienti: livelli cash ai minimi storici

Da parte sua TD Ameritrade mette in guardia dai pericoli rappresentati dal fatto che “i livelli di cash presenti nei portafogli dei clienti non è mai stato tanto limitato. “Non abbiamo mai visto livelli di cash così bassi“, hanno scritto in una nota in cui viene allegato il grafico qui sotto riportato.

L’indicatore cross-asset per misurare l’appetito per il rischio su scala mondiale di Goldman Sachs ha toccato il picco dal 1991, anno di inizio delle serie storiche. L’euforia degli investitori sta spingendo al rialzo le Borse mondiali, che si sono prese qualche pausa intermittente in questa prima fase rialzista del 2018. Se livellati al rischio intrapreso, i bond americani stanno subendo invece la peggiore performance tra tutte le classi di asset esaminate da Goldman Sachs.

Capitalizzazione di Borsa salita di 4mila miliardi nel 2018

Il Dow Jones ha guadagnato più del 30% da quando Donald Trump si è insediato alla Casa Bianca il 20 gennaio di un anno fa. Nel frattempo il rendimento a dieci anni dei titoli di Stato americani ha superato la soglia di pericolo del 2,63% e ora i guru del mercato dei Bond sentono avvicinarsi l’apertura di una fase ribassista dopo un paio di decenni di rialzi. In questo scenario, sarebbe il livello di 3% a fare molto probabilmente da spartiacque.

L’appetito per il rischio è ora ai minimi di sempre, il che ci porta a chiederci quali potrebbero essere i ritorni da investimento in futuro”, scrivono in una nota pubblicata lunedì gli strategist capitanati da Ian Wright. Sinora nel 2018 le Borse sono state le grandi vincitrici dell’anno e i Bond i grandi perdenti, ma la tendenza non è destinata a durare a lungo.

A tenere alto l’umore degli investitori è in primis l’espansione economica più forte dall’inizio del decennio, alla quale si aggiunge il buon andamento dei risultati societari e una serie di dati economici solidi. Nonostante i tanti allarmi lanciati dagli operatori di mercato e dagli indicatori tecnici (i titoli di Borsa sono su livelli di ipercomprato), la capitalizzazione delle Borse mondiali è aumentata di oltre $4.000 miliardi quest’anno, mentre il rendimento dei Bond societari Usa è ai minimi dal 2007.

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