Gigante pubblicità Usa lancia allarme sul settore: titoli sotto pressione

24 ottobre 2017, di Daniele Chicca

I conti fiscali deludenti di Interpublic, gigante americano del settore pubblicitario, si sono persi nel marasma delle trimestrali societarie in calendario a Wall Street, ma non a tutti gli investitori il magro risultato di bilancio è sfuggito.

Dopo che il gruppo ha comunicato cifre deludenti sia sul fronte del fatturato sia sul fronte degli utili adjusted per azione nel terzo trimestre, l’amministratore delegato Michael Roth ha avvertito che “i ricavi organici sono stati influenzati negativamente dai trend generali che stanno avendo un impatto su gran parte del settore”.

Interpublic prevede di registrare una crescita del fatturato organico dell’1%-2% nell’esercizio fiscale annuale in corso, sotto le stime di Jefferies che sono per un aumento del 2,1%. I titoli Interpublic hanno perso anche il -7% in Borsa, scivolando ai minimi da ottobre 2015 e trascindando al ribasso gli altri gruppi del settore come Omnicom (-2%), Publicis (-1,8%) e WPP (-2,9%). L’indice settoriale “S&P advertising Index” è sceso intorno a quota 295, ai minimi pluriennali.

Prima che il top manager di Interpublic (ticker IPG) rilasciasse i commenti sull’andamento preoccupante e in deterioramento del settore pubblicitario la scorsa settimana Publicis aveva pubblicato una trimestrale deludente. Negli ultimi mesi i clienti hanno espresso preoccupazioni e fanno fatica a mettere mano al portafoglio quando si tratta di spese per la pubblicità online.

“I risultati del trimestre rispecchiano l’espansione robusta del margine operativo, ma il fatturato organico è stato influenzato negativamente dall’andamento generale, che si è sentito su gran part del settore. Le nostre agenzie e il talento professionale all’opera rimangono tra i migliori nelle rispettive discipline e questo ci dà fiducia sulle prospettive concorrenziali a lungo termine in termini di offerta e modello di servizi che pone il cliente al centro”, spiega il Ceo e Chairman del gruppo.

“La performance trimestrale in Usa dimostra che il nostro business è fondamentalmente solido nel mercato geograficamente più importante per noi”, ha proseguito Roth. Allo stesso tempo, il contesto macro e l’atteggiamento cauto dei clienti impongono una revisione dell’outlook per quest’anno“. L’espansione dei margini dovrebbe essere di 40 punti base inferiore, con una crescita dei ricavi organici dell’1-2%.

“Il bilancio resta robusto e l’impegno a offrire reddito del capitale rimane intatto. Questo, combinato con il raggiungimento degli obiettivi ci permetterà di aumentare il valore per i soci azionisti“, ha assicurato Roth. Il titolo però ha perso terreno in Borsa, trascinando con sé il settore della pubblicità. Tale debolezza non si è ancora tradotta tuttavia in un calo dei titoli del comparto tech, per cui la pubblicità resta la prima fonte di ricavi.

Detto questo, i gruppi Internet assimilabili sotto l’acronimo FAANG (Facebook, Amazon, Apple, Netflix, Google) hanno registrato ieri il quinto giorno consecutivo di ribassi in Borsa, la striscia negativa più lunga da quando si sono tenute le elezioni presidenziali Usa.

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