GIALLO: PERCHE’ LA FED NON E’ INTERVENUTA MARTEDI’?

12 dicembre 2007, di Redazione Wall Street Italia

Nel piu’ massiccio intervento coordinato sui mercati finanziari dall’11 settembre 2001, la Federal Reserve, la Banca Centrale Europea e tre altre grandi banche centrali hanno annunciato che metteranno a disposizione decine di miliardi di dollari di liquidita’ per alleviare la crisi del credito che sta minacciando la crescita economica a livello globale (leggi il comunicato ufficiale della Fed).

La Fed rendera’ disponibili alla BCE e alla Banca Nazionale Svizzera $24 miliardi nel tentativo di incrementare l’offerta di dollari in Europa. La Banca Centrale Usa iniettera’ nuovo denaro nel sistema finanziario globale anche attraverso quattro diverse “aste” (due gia’ nel mese di dicembre) relative all’offerta di altri $40 miliardi. Il piano di interventi coordinati servira’ secondo alcuni economisti anche per innescare un meccanismo tale da abbassare in Europa il tasso interbancario sul dollaro, con il Libor come target specifico della manovra.

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La decisione arriva all’indomani dei taglio al costo del denaro effettuati dalla Fed, dalla Bank of England e dalla Banca Canadese che avevano fallito nell’alleviare i timori degli investitori su un possibile ingresso dell’economia in una fase di recessione.

“Si tratta di un’azione scioccante” ha detto a Bloomberg Fred Goodwin, fixed-income strategist di Lehman Brothers. “Il fatto che l’operazione sia coordinata significa che le Banche Centrali hanno deciso di unire le forze per attaccare alla radice il problema, le banche non hanno piu’ fiducia le une dalle altre”.

“E’ sicuramente un’importante risposta di politica monetaria su vasta scala per far fronte al deterioramento delle condizioni del mercato del credito a cui abbiamo assistito negli ultimi mesi”, commenta Neil MacKinnon, chief economist dell’hedge fund ECU Group di Londra. “Il problema maggiore sul mercato creditizio non e’ che i tassi sono troppo alti, ma che le istituzioni finanziarie sono riluttanti a prestare denari. Questa mossa coordinate della Fed con le altre banche centrali per immettere liquidita’ dovrebbe allentare in parte le pressioni” dice Alan Skrainka, economista di Edward Jones.

“La Fed deve fronteggiare condizioni di mercato senza precedenti in tempi moderni” ha detto al Wall Street Journal Ian Shepherdson, capo economista di High Frequency Economics. “Penso che queste misure siano un passo nella giusta direzione, ma non c’e’ modo di sapere per certo quanto saranno efficaci. La domanda cruciale e': per quale motivo la Fed non ha fatto questo annuncio ieri, al momento della decisione sui tassi, senza quindi cercare di evitare che la borsa fosse enormemente delusa (dal taglio di appena lo 0.25%). Gran parte della sofferenza a Wall Street di ieri sarebbe stata evitata, se la Fed avesse semplicemente avvertito che oggi avrebbe fatto lo stesso annuncio che poi in effetti ha fatto. Al fondo, comunque, queste misure sono importanti, ma non impediranno all’economia di scivolare in basso nel breve termine”.

Dello stesso parere (per quale motivo la Fed non e’ intervenuta ieri?) anche Joseph Brusuelas, di IDEAglobal: “Questo piano coordinato chiaramente non e’ stato messo in piedi in fretta e furia durante la notte. L’unica domanda che abbiamo e': per quale motivo non e’ stato annunciato ieri in parallelo al deludente comunicato sulla politica monetaria del FOMC?”.

Altri economisti mettono in evidenza che la Fed avrebbe potuto abbassare direttamente i fed funds e il tasso di sconto di 50 punti base, invece di ridurre dello 0.25% e annunciare il giorno dopo l’immissione coordinata di liquidita’ con le altre banche centrali. Il fatto che la Federal Reserve intenda fornire denaro alle banche attraverso il sistema delle aste (2 a dicembre e 2 a gennaio) lascia pensare alla volonta’ della Banca Centrale di controllare il livello di liquidita’ immessa sul mercato. Un maggiore abbassamento del tasso di sconto (il tasso applicato alle istituzioni finanziarie sui prestiti ottenuti direttamente dalla Fed) avrebbe potuto avere effetti meno immediati e significativi.

“Il problema principale del mercato non e’ legato ai tassi d’interesse troppo alti, bensi’ alla recente riluttanza delle istituzioni finanziarie a concedere credito. La nuova liquidita’ garantita dalla Fed dovrebbe finalmente ridurre le forti pressioni che hanno messo in ginocchio il comparto finanziario negli ultimi mesi”, ha concluso Alan Skrainka, chief market Strategist di Edward Jones.

Ed ecco l’opinione di Giacomo Vaciago, pubblicata dal Sole24Ore.com:
“Da mesi ci domandavamo perche’ le banche centrali non facevano in intervento comune visto che il problema più comune di così non poteva essere. Bene: finalmente ci hanno fatto sapere di essersi accorte che il problema non è circoscritto a Francoforte o a Londra ma è gloable perché globali sono i grandi intermediari e i mercati finanziari. Così come è globale il mercato della liquidità su cui operano le banche centrali, in diverse ore della giornata.

Come si è visto alle ultime tre riunioni dei board, la settimana scorsa a Francoforte e a Londra e ieri a Washington, il mercato globale pretende sempre di piu’ da ciascuna banca centrale. Le Borse, infatti, avevano reagito male alle decisioni di politica monetaria, anche per il sommarsi delle maggiori esigenze di liquidità tipiche dell’ultimo mese dell’anno alla situazione già determinata dalla crisi dei mutui subprime.
L’intervento congiunto di oggi alimenta la speranza che, quando a febbraio conosceremo – si spera – la reale situazione dei conti bancari, il mercato monetario si normalizzi e la tensione sui tassi di interesse si allenti”.

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