Germania, ecco dove finisce surplus massiccio

18 aprile 2017, di Alberto Battaglia

La Germania viene spesso criticata per il suo avanzo commerciale mastodontico. Berlino vanta un surplus del conto corrente di 270 miliardi di euro, pari all’8,6% del suo Pil, il più grande del mondo: tutto questo risparmio tedesco dove viene investito?

Risponde a questa domanda un report di Standard & Poor’s che ha messo in luce come, a partire dalla crisi del 2008, i tedeschi abbiano disinvestito dalle economie periferiche dell’Eurozona (Italia, Grecia, Portogallo) per puntare su Paesi dell’Europa core (Danimarca, Svezia, Svizzera); fra il 2000 e il 2007 i risparmiatori tedeschi avevano investito 220 miliardi in titoli di questi Paesi, più 140 miliardi in altre forme di investimento.

In tempi recenti (2008-2016), invece, il risparmio dei tedeschi è andato in percentuale superiore al 60% del totale verso i Paesi core dell’Eurozona: era il 40% fra il 2000 e il 2008. In crescita, poi, anche gli investimenti diretti a Usa e Regno Unito.
S&P ha sottolineato che a contribuire al grande surplus corrente della Germania non è solo il volume delle esportazioni di beni e capitali, ma anche una sensibile riduzione degli investimenti esteri nel Paese a partire dal 2009.

In particolare i non residenti avrebbero cambiato le proprie preferenze in seguito alla politica monetaria della Bce che ha contribuito a rendere i titoli tedeschi particolarmente avari di rendimenti. “Fra le maggiori economie europee” scrive l’agenzia di rating, “solo l’Italia ha un rapporto inferiore fra investimenti da parte dei non residenti e Pil”.

Contro il surplus commerciale tedesco si è schierato di recente anche il candidato progressista per l’Eliseo, Emmanuel Macron, che ha dichiarato come la Germania approfitti degli squilibri presenti nell’area dell’euro, realizzando elevati surplus commerciali che “non sono positivi né per l’economia tedesca né per quella dell’Eurozona”. Una posizione, questa, inizialmente evocata dagli esponenti di varie formazioni euroscettiche per poi diventare gradualmente più trasversale.

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