CDU in ebollizione: si cerca successore al regno Merkel

7 dicembre 2018, di Alessandra Caparello

Oggi 1.001 delegati della CDU riuniti nel Congresso ad Amburog eleggeranno il loro nuovo presidente, mettendo fine all’era Merkel. “Un momento storico”, “una pausa”, titolano oggi i giornali e in effetti, questa elezione del prossimo presidente della CDU dopo 18 anni di regno della Merkel annuncia una questione ancora più importante: non si elegge solo il leader della Cdu ma si indicherà  quello che probabilmente rappresenterà la CDU-CSU nella corsa per la cancelleria nel 2021, e quindi il futuro leader della Germania.

Tre i candidati: il segretario generale Annegret Kramp-Karrenbauer, delfina della Cancelliera Merkel, Friedrich Merz, uno dei più acerrimi nemici della stessa Merkel e l’attuale ministro della Sanità, Jens Spahn. Ma i sondaggi danno un testa a testa fra i primi due. Nonostante il partito abbia sempre più voltato le spalle alla Merkel, a partire dalla crisi dei rifugiati del 2015, la cancelliera è riconosciuta senza dubbio come un leader capace di produrre un profondo impatto nellopera di modernizzazione del partito. Oggi il CDU affronta un dilemma: mantenere la strada tracciata dalla Merkel o virare più a destra nel tentativo di riconquistare gli elettori che ha perso confluiti in Alternative für Deutschland (AfD). Annegret Kramp-Karrenbauer o Akk, come viene spesso chiamata, soprannominata la mini-Merkel, offre un percorso simile a quello del suo mentore, anche se ha più volte ripetuto che, oltre ai punti in comune con il Cancelliere, ne esistono anche altri sui quali non vanno daccordo. Merz, al contrario, ha indicato che si sarebbe spostato a destra e ha promesso che entro le prossime elezioni parlamentari del 2021, sarà in grado di dimezzare la dimensione dell’AFD. Il ministro Spahn, considerato un outsider, ha fortemente criticato l’atteggiamento sempre più moderato del partito, soprattutto in tema d’immigrazione.

Un sondaggio di Deutschlandtrend tra i membri della CDU ha visto Kramp-Karrenbauer al 47%, in rialzo dell’1% rispetto a pochi giorni fa, Merz al 37, un aumento di sei punti e Spahn al 12%. In ogni caso questa elezione passerà alla storia come la prima dal 1971 in cui è il partito a votare il nuovo leader. La maggior parte delle decisioni sono state prese dietro le quinte e  i membri del partito hanno avuto poca o nessuna voce in capitolo.

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