G20, cosa fanno i Big del pianeta: legittimano droga banche centrali e guerre valutarie

11 febbraio 2015, di Redazione Wall Street Italia

ROMA (WSI) – Guerra valutaria ormai legittimata? E’ quello che viene da pensare, riflettendo sulle dichiarazioni emerse dal G20, in corso a Istanbul, dove i ministri delle finanze e banchieri centrali delle principali 20 economie hanno manifestato un forte sostegno a favore delle manovre, anche aggressive, di politica monetaria espansiva.

La visione contrasta con quella tradizionale, secondo cui un eccessivo deprezzamento delle valute potrebbe avere effetti dannosi su altre economie. Ma evidentemente, tra i grandi del pianeta, è forte la paura che senza l’appoggio-droga delle banche centrali, l’economia globale sia destinata a crescere a tassi irrisori. Il via libera a nuove inondazioni di liquidità sui mercati è anche il tacito riconoscimento di una politica economica che, a livello mondiale, ha fallito, non riuscendo ad avviare processi efficienti di riforme strutturali, sempre più dipendente da spese di breve periodo e di programmi temporanei di stimoli.

Siom Johnson, professore presso il Massachusetts Institute of Techology’s Sloan School of Management, ha riferito in una intervista rilasciata a MarketWatch, che l’impressione è che i ministri delle finanze “stiano tentando di smorzare le tensioni sulle svalutazioni competitive percepite, affermando che si tratta di misure orientate al bene comune”.

Il comunicato del G20 ha fatto infatto riferimento al sostegno internazionale per “le politiche monetarie accomodanti”, lo stesso giorno, tra l’altro, in cui in Cina è stato pubblicato l’indice dei prezzi al consumo, salito a gennaio di appena lo 0,8% su base annua, e segnando così il ritmo di crescita più debole in cinque anni.

Sette anni dopo il collasso dell’economia provocato dalla crisi finanziaria globale, i paesi del G20 faticano ancora a trovare la giusta ricetta per tornare a crescere in modo sostenuto, come ai tempi pre-crisi. I bassi prezzi del petrolio e la ripresa degli Stati Uniti non sembrano essere sufficienti a tirare fuori l’Eurozona e il Giappone dal pantano di problemi in cui arrancano da anni. Nei mercati emergenti principali, inoltre, Cina inclusa, il rallentamento della crescita economica è più veloce delle attese.

“C’è un chiaro accordo di tutti i paesi sul fatto che le politiche monetarie sono adottate per ragioni domestiche, al fine di raggiungere target di inflazione”, ha detto Christian Noyer, numero uno della Banca centrale francese. Noyer ha comunque riconosciuto che le differenze tra le politiche delle banche centrali possono avere effetti sui tassi di cambio.

Il sostegno alle iniezioni di liquidità pone inoltre un problema quasi etico: l’eccesso di dipendenza dalle banche centrali non porterà i governi, forse, a ritardare le riforme necessarie…dal momento che, sanno, ci sarà sempre il salvagente della liquidità a salvare in qualche modo i loro paesi? (Lna)

FONTE

Currency warriors get a boost at G-20 meeting

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