Fuga capitali dalla Cina, raggiunta soglia di pericolo

30 dicembre 2016, di Alessandra Caparello

PECHINO (WSI) – Chi è in attesa del prossimo boom della Cina ha già perso. L’indice composite di Shangai è alla deriva verso il basso da ormai sette settimane consecutive. Sempre più preoccupante la fuga di capitali dallo yuan e la corsa dei cinesi nelle banche per aprire conti in dollari è arrivata ormai ad un punto critico.

Solo nel mese di dicembre quaranta aziende hanno dovuto annullare o rinviare l’emissione di obbligazioni. Secondo quanto reso noto da Nomura 24 grandi imprese che operano in vari settori, dalle costruzioni all’acciaio, al settore navale, chimico, fino a quello tessile e energetico, sono vicine al default.

Pechino all’inizio di quest’anno ha lasciato un deficit fiscale vicino al 4% del PIL, con allentamento di due o tre punti percentuali e ha alimentato volutamente una bolla immobiliare.

“Il gioco sta procedendo verso l’infinito. Le tendenze reflazionistiche di Pechino sono soggette a un calo di guadagno e i rischi si stanno accumulando”.

Queste le parole di Konstantinos Venetis di Lombard Street Research. Il partito comunista ha ormai perso i suoi margini di manovra e la fuga dei capitali ha accelerato il mese scorso arrivando a toccare il livello più alto da quando si verificò un anno fa la caduta dello yuan. Secondo Capital Economics i flussi oggi hanno raggiunto gli 80 miliardi di dollari americani.

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