Francia torna a crescere. Germania frena, Italia pure

13 novembre 2015, di Daniele Chicca

BRUXELLES (WSI) – Si fa sempre più concreta la possibilità di vedere nuove misure di accomodamento monetario in Eurozona da parte della Bce. L’area della moneta unica ha registrato una crescita più moderata del previsto nel terzo trimestre, pari al +0,3%. Le attese erano per un incremento dello 0,4%. È il secondo trimestre consecutivo che l’attività perde slancio, un chiaro segnale del fatto che le misure straordinarie messe in campo da Mario Draghi non sono bastate.

Tramortita dai problemi di Cina e mercati emergenti, l’economia maggiore dell’area, la Germania ha subito una frenata nel terzo trimestre, mentre l’unica notizia positiva riguarda la Francia, che è tornata a crescere. L’Italia da parte sua, delude gli analisti con un’espansione dell’economia dello 0,2% appena. La crescita stimata era del +0,3%. La ripresa della terza economia dell’area euro ha accusato una frenata rispetto all’andamento dei tre mesi precedenti.

Secondo le stime preliminari dell’Istat, il Pil è invece aumentato dello 0,9% nei confronti del terzo trimestre del 2014. Nel primo trimestre dell’anno il Pil era cresciuto dello 0,4% rispetto al trimestre precedente e nel secondo trimestre dello 0,3%. Il dato del terzo trimestre è inferiore alle attese degli analisti che stimavano un Pil a +0,3%.

Appesantita dai problemi globali e in particolare dei mercati emergenti, e sul piano interno dal rallentamento di export e investimenti, la Germania ha registrato un Pil in espansione dello 0,3%, più fiacco della media dei periodi precedenti (+0,4% nel secondo trimestre, +0,3% nel primo e +0,6% negli ultimi tre mesi del 2014). La crescita su base annuale è stata invece dell’1,8% (dati non corretti con effetti calendario).

A essere ancora sostenuti sono i consumi, mentre – come sottolinea Carsten Bryeski di ING, l’euro debole e le condizioni di finanziamento estremamente favorevoli non hanno ancora avuto l’impatto positivo sperato dalla Cancelliera Angela Merkel e dal suo governo. È in parte “il risultato dell’indebolimento della domanda interna e della carenza strutturale di incentivi e progetti di nvestimento”.

Italia e Francia ancora fragili

L’incremento del Pil francese, su base trimestrale, è stato analogo a quello tedesco, ma nel caso di Parigi c’è di che essere sereni perché il risultato è migliore delle previsioni e della crescita zero riportata in precedenza. L’espansione su base annuale è stata dell’1,2% a fronte dell’1,1% delle previsioni.

Gli analisti, tuttavia, non si dicono impressionati in positivo. Secondo Barclays la Francia è ancora vulnerabile. Gli analisti di RBS temono che la crescita sia dovuta in gran parte all’incremento delle scorte da parte delle aziende. Nel primo trimestre il Pil ha realizzato un salutare +0,7%, ma nel secondo la crescita è stata nulla e nell’ultimo quarto del 2014 è stata di appena il +0,1%.

(Immagine: Istat)

Inoltre nell’area euro, dove gli analisti si attendono una crescita complessiva del Pil dello 0,4%, la Francia è l’unico Stato tra i grandi dell’Eurozona che per ora ha fatto meglio del previsto. Sempre all’interno dell’area euro, la Finlandia continua ad attraversare un momento difficile, con l’economia che ormai è in frenata da tre anni. Il Pil si è contratto ancora. In Olanda il Pil è cresciuto di appena lo 0,1%. La Repubblica Ceca ha registrato un +0,5%, la Slovacchia un +0,9%. La ripresa del Portogallo si è già interrotta. La variazione del Pil è stata pari a zero dopo il +0,5% del secondo trimestre.

Andando ad analizzare le componenti che hanno avuto un impatto maggiormente negativo, si scopre che le attività commerciali sono state fiacche. I benefici derivanti dalla debolezza dell’euro sono stati offuscati dalla frenata della domanda globale. Una domanda interna decente ha invece sostenuto le importazioni.

I mercati azionari non hanno accolto i dati con favore e continuano a scambiare contrastati, in preda al nervosismo. Sul valutario, l’euro cede mezzo punto percentuale circa a 1,0758 dollari.

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