Fondi azionari, paura volatilità: si alzano le barricate

20 agosto 2018, di Daniele Chicca

In attesa della riunione di Jackson Hole della Federal Reserve e in vista dei prossimi rialzi dei tassi di interesse negli Stati Uniti, il dollaro si sta rafforzando in queste ore, con il numero di posizioni lunghe che ha raggiunto i massimi di un anno.

A influire sull’andamento positivo del dollaro contribuiscono sia la debolezza dell’euro (che scambia in area $1,14), sia il risveglio modesto dello yuan offshore malgrado le misure restrittive della banca centrale cinese. La PBOC ha anche fornito liquidità addizionale in dollari Usa al mercato.

Lato azionario, per la 23esima settimana consecutiva i flussi sono risultati in uscita dai fondi esposti all’azionario europeo. Negli ultimi sei mesi sono fuoriusciti 51 miliardi in tutto. Gli investitori cercano porti sicuri. I mercati emergenti – travolti dalla tempesta turca – si stanno invece stabilizzando negli ultimi tempi.

Che il fondo statale cinese si sia messo a investire nell’azionario è una delle notizie positive principali di giornata, con gli indici di Borsa che sono riusciti a invertire rotta, guadagnando più del 2% in poco tempo: dai minimi di seduta i listini hanno chiuso ai massimi di giornata. A sostenere il morale di chi investe nei paesi in Via di Sviluppo è stato anche il dato migliore del previsto del Pil della Thailandia.

Rimane irrisolto però il caos della Turchia. Insieme all’euro anche la lira turca è in difficoltà sul Forex. Anche se il ribasso non è esagerato, la lira paga le paure legate alla possibile imposizione di controlli sui capitali. Le posizioni short sulla divisa turca sono aumentante di numero nell’ultima settimana e ora sono ai massimi di tutti i tempi.

“Prova disastrosa” dei fondi azionari Usa

Intanto sebbene i fondi hedge stiano accumulando posizioni nell’indice S&P 500 e anche incrementando le posizioni lunghe, la prova dei singoli settori del paniere allargato di Wall Street racconta un’altra storia, ossia che strategicamente i portafogli sono sempre più sulla difensiva.

“La performance pluri-mensile disastrosa dei fondi azionari Usa”, scrive Charlie McElligott, head of cross-asset strategy presso Nomura, ha dettato due o tre comportamenti su tutti:

  1. Una corsa a incassare i rendimenti (‘beta grab’) in un momento in cui i listini Usa sfiorano i massimi asssoluti;
  2. un incremento dell’esposizione alle strategie di posizionamento lunghe in base al momentum;
  3. e tutto questo nonostante la performance dei settori quotati sull’S&P 500 mostri un atteggiamento di “de-risking puro” da parte degli investitori.

Tlc, grandi magazzini, fondi di investimento immobiliare, utility, healthcare – gruppi storicamente ciclici – sono i cinque comparti che hanno realizzato i ritorni da investimento più importanti, mentre industriali, energetici, beni al consumo discrezionali, tecnologici e materiali di base sono stati i più penalizzati e i meno gettonati.

I portafogli vengono costruiti anche sulla base di quelle che sono le aspettative di reflazione e come dimostrano le rotture al ribasso in contemporanea del tasso di inflazione breakeven Usa a cinque anni (collassato da 2,085 a 1,958) e dell’andamento del rapporto tra azionario high beta (a grande volatilità, che mostrano quindi oscillazioni più violente del normale) e i titoli a bassa volatilità, i portafogli azionari sono sempre più impostati sulla difensiva con gli investitori nei fondi che vogliono correre sempre meno rischi.

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