Fmi, rischio spread all’orizzonte per i Paesi ad alto debito

16 giugno 2017, di Alberto Battaglia

Il Fondo Monetario Internazionale ha confermato i timori, già piuttosto diffusi, sul fatto che il prossimo restringimento delle politiche monetarie potrebbero portare a un nuovo allargamento degli spread “in alcuni Paesi ad alto debito”.

“Alcuni Paesi ad alto debito pubblico potrebbero affrontare crescenti spread sovrani quando la politica monetaria accomodante sarà ridotta”, scrive più precisamente il Fmi. Questo fenomeno potrebbe verificarsi nonostante il fatto che la crescita, nel complesso dell’Eurozona, si stia irrobustendo: “La ripresa dell’Area Euro è in rafforzamento e sta diventando più ampiamente distribuita”, ha scritto il Fondo in una dichiarazione di giovedì, “dovrebbe esserci un rinnovato impegno a completare l’unione bancaria, portare in avanzamento l’unione dei mercati dei capitali e creare una capacità fiscale comune”.

Fra i rischi notati dal Fmi, tuttavia, vanno aggiunte anche le “incertezze sul commercio globale, la Brexit e la geopolitica”; l’Eurozona, da parte sua, presenta ancora “ debolezze strutturali e squilibri dalle radici profonde”.

Nonostante gli stimoli monetari, ha precisato il Fondo Monetario Internazionale, l’inflazione core, che esclude le componenti più volatili del paniere dei beni che compongono l’indice dei prezzi, resta “a livelli indesiderabilmente bassi”. L’inflazione bassa, lo ricordiamo, è particolarmente sfavorevole a chi ha contratto dei debiti perché ne rende più costosa la restituzione in termini reali. Alcuni Paesi in condizioni economiche più forti, ha dunque scritto il Fmi, dovrebbero accettare che l’inflazione salisse oltre il target del 2% “per un periodo prolungato”. La Germania, per fare un esempio concreto, si è sempre opposta a questa linea; l’inflazione tedesca è all’1,4% a maggio.

Fmi: troppo pochi casi di chiusura o bail-in

Nel ricordare l’importanza di completare l’unione bancaria per rafforzare il sistema nell’area euro, il Fondo ha sottolineato inoltre come siano stati pochi i casi di banche costrette a chiudere o a ricorrere al regime di bail-in per via di una situazione di crisi patrimoniale. Significa, secondo il Fondo, che non viene sempre rispettata la direttiva europea sui piani di salvataggio che prevedono l’intervento di azionisti, obbligazionisti e correntisti con più di 100 mila euro depositati in banca.

Il riferimento chiaro è alle banche italiane quando l’FMI dice che “le debolezze strutturali continuano a schiacciare i profitti in molte banche medio-piccole. Ci sono stati pochi casi di chiusura o di risoluzione (bail-in), il che suggerisce che le autorità nazionali sono riluttanti ad applicare in pieno la direttiva BRRD e che c’è stata una mancanza di coordinamento tra i diversi istituti europei coinvolti”.

Sul tema della Brexit, nel documento si capisce come l’FMI ritenga che sia una grande opportunità per rafforzare l’Europa unita, ma la sua numero uno dell’Fmi Christine Lagarde ha avvertito oggi dei rischi di un “crash”. Un addio prevedibile e ragionato dall’Unione Europea, secondo l’ex ministro dell’Economia francese, sarebbe meglio per il Regno Unito piuttosto di una “situazione di crash“.

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