Fmi: la riforma Fornero non basta, servono nuovi tagli

20 marzo 2018, di Francesco Puppato

Le riforme del sistema previdenziale italiano, tra cui quella che porta il nome dell’ex ministro del Lavoro Elsa Fornero, non sono state sufficienti a raddrizzare i conti italiani; questo è quanto sostengono gli economisti del fondo monetario internazionale.

Secondo la tesi di Michael Andrle, Shafik Hebous, Alvar Kangur e Mehdi Raissi, esposta nel Working Paper dal titolo “Italy: toward a growth-friendly fiscal reform“, la stagione delle riforme previdenziali conclusesi con la riforma Fornero non sono bastate all’Italia. La spesa pensionistica resta alta, precisamente pari al 16% del Pil, ovvero la seconda in Europa dopo la Grecia.

Secondo i quattro economisti la medesima spesa andrebbe ridotta in quanto, al livello attuale, limita investimenti in altri settori come quello dell’istruzione. Il loro studio indica possibili aree di azione per correggere il sistema rendendolo più sostenibile e liberando risorse da usare in altri settori.

Il Working Paper del Fmi va a toccare dunque l’ambito delle pensioni e del previsto cumulo gratuito dei versamenti contributivi frutto di carriere ‘spezzate’, interessando quindi circa 700 mila lavoratori non pensionati. I quattro economisti in questione sostengono poi che le stime siano troppo ottimistiche e che “basandosi su stime più prudenti, la spesa pensionistica è prevista al 20,3% del pil nel 2045, prima di scendere al 15,7% nel 2070, quindi maggiore rispetto alle previsioni delle autorità del 16% del pil nel 2045 e del 13,1% entro il 2070″.

Le proposte avanzate per far tornare i conti sono quelle di eliminare la quattordicesima e tagliare la tredicesima per la pensioni contributive, aumentare i contributi da parte dei lavoratori autonomi (la quota indicata è quella del 27% rispetto all’attuale 24%) e reintrodurre una tassa sulla casa.

Tradotto, la proposta di eliminare la quattoricesima e tagliare la tredicesima significa che il lavoratore riceverebbe meno soldi, pagherebbe di conseguenza meno contributi e avrebbe quindi una pensione più ridotta un domani.

Quanto alla tassa sulla casa, invece, il Fmi punterebbe a tassare il vero luogo dove sono presenti i risparmi degli italiani, ovvero appunto la casa: si mette una tassa dell’1% su una casa del vlaore di 300 mila euro, anzichè una tassa del 10% su un deposito bancario di 30 mila euro e la sostanza non cambia. Strategia, quest’ultima, che i suoi propositori definiscono “un elemento vitale per un moderno sistema fiscale in Italia”.

Tutto questo, mentre l’Ocse certifica un aumento della povertà in Italia, soprattutto fra i giovani, negli ultimi dieci anni.

Mentre si continua dunque a pensare sulla scia dell’austerity aumentando le tasse anziché intervenire per alzare il Pil, risulta anche curioso il rapporto Europa-Italia: perché l’Italia deve essere continuamente bacchettata dall’Europa quando siamo un Paese finanziatore netto? (si veda la foto in fondo all’articolo).

Se proprio si vuole continuare con i tagli, perché quantomeno non cominciare dai finanziamenti che l’Italia versa all’Europa, per poi sentirsi dire che deve alzare le tasse e tagliare la spesa pubblica?

Per far quadrare i conti FMI propone eliminazione della quattordicesima e taglio della tredicesima per la pensioni: questo nonostante l'Italia sia finanziatore netto.

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