Fitch teme populismo: “choc finanziario” con rischi politici. Italia freddata

24 gennaio 2017, di Laura Naka Antonelli

Nel 2017 la crescita dell’economia italiana potrebbe essere pari a zero, a causa della presenza di rischi politici che potrebbero provocare uno “choc finanziario”. A lanciare l’allarme è l’agenzia di rating Fitch, che quantifica anche quale sarebbe l’impatto negativo sul PIL italiano nel worst-case scenario, ovvero nello scenario peggiore tra quelli previsti. Così si legge nel report di Fitch.

“L’impatto è simile alle precedenti simulazioni di choc finanziari nel periodo massimo della crisi dell’Eurozona verificatasi nel 2012″. (la famosa crisi dei debiti sovrani che vide l’Italia sull’orlo del default).

 

Nel caso dell’Italia, il concretizzarsi di tali rischi avrebbe un impatto negativo sulla crescita del 2017 e del 2018 pari a -1,4% nel complesso.

Di fatto, nel suo peggior scenario, Fitch prevede per il 2017 una stagnazione dell’economia italiana (riduzione della crescita da +0,9% atteso per il 2017, allo zero per cento) e per il 2018 un rialzo di appena lo 0,5%, rispetto al +1% atteso.

In questo scenario, a fronte di una crescita pari a zero per l’economia italiana, l’Eurozona nel suo complesso crescerebbe a un tasso inferiore a +1%.

La nota di Fitch sui rischi politici in Eurozona

“L’aumento dei rischi politici in Eurozona hanno il potenziale di scatenare un nuovo stress finanziario nell’area. La crescita del sostegno al populismo e dei partiti politici euroscettici nel continente – in un contesto di diverse elezioni chiave nel 2017 – potrebbe tornare ad alimentare alcune preoccupazioni sulla frammentazione (del blocco), che sono state evidenti nel 2012. Sebbene non sia questo lo scenario di base di Fitch, l’agenzia ha esaminato uno scenario alternativo, in cui una maggiore preoccupazione degli investitori sulla coesione politica dell’Eurozona innesca un rialzo sia dei tassi sui prestiti delle banche e dei tassi sui bond, che un calo dei corsi azionari nell’area”.

Ancora Fitch nella nota:

“Le implicazioni macroeconomiche di un tale scenario sono significative, con una crescita del Pil dell’Eurozona ridotta dell’1% circa. In questo scenario i rischi politici scatenano uno choc finanziario complesso, caratterizzato da tre componenti: un aumento dei tassi dei prestiti che le banche erogano alle famiglie e alle aziende; un balzo dei rendimenti dei bond; uno stress sul mercato azionario. Le componenti individuali di un tale choc finanziario colpirebbero i paesi della periferia dell’Eurozona, che includono Italia, Spagna e Portogallo, in modo più grave rispetto ai paesi core”.

Riguardo all’Italia, la crescita a zero nel 2017 peggiorerebbe ovviamente lo scenario di deflazione che ha caratterizzato il 2016.

“Considerato il contesto già di bassa inflazione, eventuali nuove pressioni disinflazionistiche provenienti da uno choc negativo della domanda aggraverebbero i rischi di deflazione, in modo particolare in Italia”.

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