Fintech e Blockchain: Italia in ritardo ma direzione è quella giusta

14 luglio 2017, di Redazione Wall Street Italia

Di Anatoliy Knyazev, Exante.eu

Nello scorso anno, con la mia società Exante, abbiamo aperto altri due uffici a Dubai e Zurigo, anche se l’Italia è uno dei nostri mercati più importanti, ancora non abbiamo aperto un ufficio a Milano.

Qual è la ragione?

L’Italia è in ritardo nel seguire i trend tecnologici più significativi che stanno cambiando il panorama finanziario mondiale, questo è quanto è emerso anche dalla ricerca effettuata dall’Osservatorio Digital Finance della School of Management del Politecnico di Milano presentata a Gennaio. Nonostante in Italia sia in atto una crescita esponenziale degli istituti bancari e assicurativi che investono in startup fintech, ad oggi solo il 18% degli istituti tradizionali utilizza sistemi tecnologicamente avanzati e solo il 40% dei restanti sta valutando di investire sulle new technologies. Questo ritardo nell’implementazione di nuove tecnologie va a scapito dell’economia italiana, specialmente ora che Milano ha la possibilità di approfittare della Brexit per poter attrarre le aziende che vogliono lasciare Londra.

Guardando all’Italia all’interno del quadro europeo, è palese il grande divario che la divide da altri paesi come l’Estonia, Svezia e Danimarca che già da qualche anno puntano sulle nuove tecnologie sia in ambito bancario che governativo.

Dallo studio condotto da Philip Boucher per il Parlamento Europeo emerge che l’Estonia, grazie alla blockchain applicata ai servizi bancari e governativi, è il paese più tecnologico. La stessa ricerca rivela anche che la Svezia, insieme alla Danimarca, ha eliminato quasi totalmente i contanti e la Banca Centrale Svedese è pronta a lanciare “e-crown” la prima criptovaluta nazionale. In questa corsa all’evoluzione tecnologica l’Italia è nel gruppo degli inseguitori, dove, anche a causa di fattori culturali, ancora l’83% delle transazioni avviene in cartamoneta.

I motivi per cui l’Italia non è ancora pronta ad accogliere le nuove sfide del mercato finanziario sono svariate, dalla mancanza di infrastrutture tecnologicamente avanzate, allo scetticismo degli istituti bancari, ma sembra che giunti a questo stadio del processo di innovazione mondiale, l’Italia abbia preso coscienza che il cambiamento è inevitabile e non può permettersi di perdere questa grande opportunità per il paese.

A confermare questa presa di coscienza sono le parole di Giuseppe Vegas, presidente della Consob, che ha dichiarato «Per l’industria dei servizi finanziari il futuro è di fatto già iniziato. Gli algoritmi sono il motore principale di questo processo».

Spesso partire in ritardo può essere un vantaggio, in particolar modo in ambito tecnologico, perché gli ultimi a partire sfruttano l’esperienza dei pionieri e partono dallo stesso livello approfittando delle ultime tecnologie.

Nell’arco del 2016 c’è stato un impennata nel numero delle startup hi tech italiane, ma solo una piccola percentuale di queste è orientata al Fintech; le grandi banche italiane hanno creato incubatori di idee per seguire il trend fintech partito dai paesi anglosassoni e si avvalgono di collaborazioni con società di consulenza Londinesi per velocizzare il processo di crescita sfruttando il know-how dei first-movers.

Nel panorama finanziario europeo post Brexit, sono certo che il fintech e la blockchain avranno un ruolo chiave nelle scelte strategiche che verranno attuate dai grandi gruppi internazionali riguardo lo spostamento delle sedi in altri paesi europei e Milano dovrà farsi trovare pronta se vuole approfittare di questa situazione. Sono convinto che nonostante un ritardo nella corsa alle tecnologie, Milano abbia ancora la possibilità di competere con Francoforte, Parigi e Lussemburgo per attrarre i grandi gruppi della finanza internazionale in fuga da Londra. Da imprenditore posso affermare che ovviamente nel processo decisionale riguardo la scelta del paese dove spostarsi, molti sono i fattori in gioco: costi di gestione, tassazione, professionisti preparati, infrastrutture tecnologiche, burocrazia e vie di comunicazione.

Valutando questi fattori l’Italia parte da una posizione svantaggiata ma dalla mia esperienza decennale nell’ambito del fintech posso dire che, mai come in questo periodo storico, ciò che fa la differenza soprattutto nel settore tecnologico è la creatività e la volontà di eccellere, due caratteristiche che hanno da sempre identificato l’Italia portandola ad eccellere in molti settori a livello mondiale. L’Italia ha capito, anche se in ritardo, la direzione da prendere e ne sono un esempio, il corso in “Bitcoin e Blockchain Technology” offerto dal politecnico di Milano, Il progetto di digitalizzazione del Comune di Milano e i tanti convegni su criptovalute e blockchain che vengono organizzati per informare e condividere le conoscenze del settore.

La dimostrazione più concreta del fatto che l’Italia voglia seguire il trend del fintech e che quando c’è da correre veloce è in grado di farlo, è la notizia pubblicata da Wired Italia: “L’Italia è il primo paese al mondo dove è possibile acquistare una casa con bitcoins“; quindi, nonostante sia partita in ritardo l’Italia è già riuscita ad aggiudicarsi un primato.
In Italia la rivoluzione è appena iniziata e sono convinto che tra qualche anno troveremo il Belpaese ai vertici delle classifiche europee, cosa che mi auguro vivamente, anche perché vorrei aprire un ufficio di Exante a Milano.

Anatoliy Knyazev è un esperto di crittografia e blockchain, ideatore e sviluppatore della piattaforma di trading online di Exante.eu, società fondata da lui nel 2011. Anatoly trascorre il suo tempo tra i suoi uffici di Londra, Zurigo, Malta, Cipro, Dubai, Mosca e Riga ed attualmente è consulente per il governo maltese sull’attuazione della tecnologia blockchain.

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