Fine segreto bancario, Svizzera condivide dati clienti con decine di paesi

12 ottobre 2018, di Daniele Chicca

In Svizzera, che ha fatto del segreto bancario una religione, è la fine di un’era. Il paradiso fiscale per i patrimoni offshore ha infatti iniziato a condividere i dati dei clienti in modo automatico con le autorità fiscali di decine di paesi. I ricconi d’Europa non potranno più sfuggire indisturbati ai controlli del fisco nazionale.

Dalla scorsa settimana nell’ambito di un piano di lotta all’evasione fiscale la Svizzera per la prima volta ha scambiato le informazioni sui conti corrente dei clienti delle banche straniere con le autorità di Europa e altre nove giurisdizioni.

Il segreto bancario non è morto del tutto, dal momento che come spiega Reuters le autorità elvetiche non possono automaticamente controllare quello che i cittadini detengono nei propri conti nazionali, ma sono finiti i tempi in cui dei professionisti europei del settore erano ricoperti d’oro per trovare un modo per custodire le ricchezze degli stranieri (anche di criminali e dittatori) in Svizzera, al riparo da sguardi indiscreti.

Ad aver firmato l’accordo con la Svizzera sono i paesi dell’Unione Europea e altri nove Stati: l’Australia, il Canada, l’Isola di Guernsey, l’Islanda, l’Isola di Man, l’isola di Jersey, la Norvegia, il Giappone e la Corea del Sud. Cipro e la Romania, riferisce il fisco elvetico, per il momento sono stati esclusi, perché “non rispettano ancora i requisiti internazionali sulla sicurezza e sulla confidenzialità dei dati”.

Le operazioni di condivisione delle informazioni sensibili hanno subito ritardi nel caso di Australia e Francia, perché questi due stati non sono riusciti a inviare i dati in tempo adducendo motivi tecnici. Le informazioni provenienti da Estonia, Polonia e Croazia sono ancora incomplete.

Circa settemila società tra banche, trust, compagnie di assicurazione e altri istituti finanziari raccolgono ora dati riguardanti diversi milioni di conti deposito per poi mandarli al fisco svizzero (FTA). In cambio quest’ultimo invia dati riguardanti ben due milioni di paesi partner.

Tra le informazioni condivise per effetto dell’accordo internazionale figurano dati sensibili, come il nominativo del proprietario del conto, il bilancio, il suo reddito, il suo indirizzo, il paese di residenza e altre informazioni fiscali. Questo consente alle autorità di condurre un’indagine approfondita sulla correttezza delle dichiarazioni fatte al fisco in patria.

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