Festa finita per mattone australiano, Morgan Stanley: “Rischio shock”

24 novembre 2017, di Mariangela Tessa

Per il mercato immobiliare australiano la festa è finita. Dopo cinque anni di crescita ininterrotta dei prezzi – si legge in un articolo di Bloomberg il valore del mercato delle case ha raggiunto $5.6 mila miliardi di dollari Usa, in pratica quattro volte il valore del Pil.

Neppure gli Stati Unniti e la Gran Bretagna – si legge – hanno mai raggiunto livelli così alti dieci anni fa, al picco massimo dei prezzi del mattone, prima dell’esplosione della crisi.

L’ossessione degli australiani per l’acquisto della casa è stato – negli ultimi anni – alimentata dai bassi tassi di interesse, mutui a buon mercato e un calo delle tasse. Risultato finale: i possessori di casa hanno oggi il doppio del debito rispetto ai cinesi.

Ma con i prezzi nelle grandi città come Sydney che si stanno finalmente stabilizzando e un’ondata di nuovi appartamenti in procinto di raggiungere i mercati di Brisbane e Melbourne, il rischio di una crisi – sottolineano alcuni osservatori – diventa sempre più reale.

In generale, il peso delle case australiane sull’economia è nettamente superiore rispetto a  quanto vorrebbero i politici. Se da una parte le valutazioni vertiginose riflettono la domanda alta e una forte crescita della popolazione, dall’altra nascondono enormi passività.

Come sottolineato da Daniel Blake, economista alla Morgan Stanley, in questo momento

“L’economia australiana è estremamente esposta a nuove crisi: anche uno shock minore potrebbe avere effetti amplificati”.

 

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