FED: TASSI SALGONO PER COMBATTERE L’INFLAZIONE

14 novembre 1999, di Redazione Wall Street Italia

Negli Stati Uniti l’ultimo rapporto del ministero del Lavoro ha registrato un incremento di produttivita’ del 4,2%, nel terzo trimestre di quest’anno. E’ superiore all’incremento dello 0,6% del secondo trimestre, e alle stime degli economisti di un incremento del 3%. Il ministero del Commercio informa che le vendite al dettaglio sono rimaste piatte rispetto al trimestre precedente.

Questi due rapporti rafforzano l’opinione che l’economia atatunitense sia molto forte e nello stesso tempo in una situazione di bassa inflazione.

Tuttavia sullo scenario attuale gli economisti esprimono pareri opposti. In un sondaggio effettuato dalla Reuters, su 30 economisti, 15 prevedono un incremento nei tassi di 1/4 di punto percentuale (25 punti base). Gli altri 15 non prevedono alcun incremento.

Con l’indice dei titoli del Tesoro Usa a 90 giorni sui massimi degli ultimi dodici mesi a 50.80, (tasso di riferimento 5.08%) e’ probabile che lo sviluppo economico in altre parti del mondo influenzera’ la decisione della Federal Reserve oggi 16 novembre, alla riunione dell’Open Market Committee. La previsione che si puo’ fare e’ che i tassi non aumenteranno, per una serie di motivi che conviene qui esaminare.

1) L’Europa

Al recente incremento dei tassi di interesse in Europa (dal 2,5% al 3%), non ha corrisposto un incremento nel valore dell’euro. Infatti la moneta europea e’ molto debole e venerdi’ 12 novembre aveva chiuso intorno a 1,03 dollari, vicino al minimo dell’anno di circa 1,02 dollari. Ricordiamo che a gennaio 1999 il dollaro quotava circa 1,14 per euro.

Anche con un cambio del dollaro significatamente alto negli ultimi due anni, l’ Unione Europea non e’ riuscita a recuperare i milioni di lavoratori disoccupati. Questo perche’ i governi europei non hanno provveduto a diminuire un sistema fiscale e tassazioni vessatorie, a ridurre leggi e regolamenti a volte bizantini, che impediscono all’economia di crescere. Se i tassi di interesse saliranno ulteriormente in Europa la ripresa si fermera’. E’ da ritenere inoltre che il governatore della Fed Alan Greenspan non desideri incrementare ulteriormente il valore del dollaro. Cio’ infatti causerebbe un ulteriore aggravamento del deficit commerciale americano, gia’ in forte aumento negli ultimi due anni.

2) La Cina.

L’ economia cinese e’ una macchina che si e’ inceppata. Il sistema finanziario e sopratutto bancario, controllato dal potere politico di Pechino, e’ in bancarotta. L’unica eccezione e’ Honk Kong, che non sappiamo fino a quando resistera’. Inoltre il settore manifatturiero che e’ controllato dal governo, include migliaia di societa’ che impieganmo sino a 100 milioni di cinesi. Queste aziende sono finanziariamente in bancarotta, ma sostenute da prestiti bancari del governo che sono ineligibili.

Finora il governo cinese non ha svalutato lo yuan per paura di ripercussioni ancora piu’ gravi in Asia. E la decisione di svalutare puo’ essere accellerata da aumenti di tassi di interesse negli Stati Uniti. In aggiunta abbiamo altre nazioni come Corea, Taiwan, Indonesia, Tailandia e Malesia che sono in una fase di recupero rispetto alla recessione degli ultimi quattordici mesi. Aumento dei tassi, significa recupero piu’ lento.

3) Il Giappone.

Dato che l’economia giapponese e’ in fase di lenta ripresa , se il flusso degli investimenti viene diretto verso gli USA, perche’ il divario di tassi si fa’ piu’ ampio, e’ ovvio che la ripresa diventa ancora piu’ lenta. E questo naturalmente non piace ai giapponesi.

4) America Latina.

I governi Sudamericani sono gli ultimi a volere un rialzo dei tassi. Le economie del Brazile
e dell’Argentina sono in una fase di recessione e di tentativo di stabilizzazione. Il recupero avviene lentamente e in queste ultime settimane il mercato dei bonds braziliani e’ in recupero. Cio’ indica che gli investitori internazionali stanno tornando sul mercato sudamericano. Dato che le economie del Sudamerica dipendono da finanziamenti e dalla moneta statunitense per la crescita delle rispettive economie, e’ ovvio che ogni rialzo dei tassi crea seri problemi di recessione in una situazione gia’ stagnante.

5) Millennium Bug.

Il problema dell’anno 2000 e’ un altro ostacolo al rialzo dei tassi. Siamo vicini alla fine del
millennio e gli Stati Uniti hanno risolto la maggior parte dei problemi relativi al Millennium Bug. Non e’ cosi’ per il resto del mondo.

6) Se i tassi in America continuano a salire, il flusso di capitali continuera’ ad aumentare verso gli USA, a discapito di altre economie. I paesi emergenti, compresa la Russia, hanno bisogno di una riduzione dei tassi di interesse, anche perche’ la loro situazione finanziaria e’ pessima. Non hanno certo il desiderio di un ulteriore aumento dei tassi.

Per le ragioni di cui sopra la Federal Reserve non aumentera’ i tassi a breve, nella riunione di oggi.

Dario Bianchi e’ l’economista di Siena Financial Services, www.sienafinancial.com

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