Fed, Powell fa marcia indietro: “nessuna prova evidente di incremento salari”

1 marzo 2018, di Livia Liberatore

I mercati reagiscono in positivo alle nuove dichiarazioni del neo eletto presidente della Fed Jerome Powell, che è tornato in parte indietro su quanto detto martedì sull’inflazione salariale. “Non ci sono prove evidenti di un incremento deciso dei salari“, ha spiegato Powell in audizione al Senato: sul mercato del lavoro potranno esserci ulteriori miglioramenti senza che questo provochi un surriscaldamento dei prezzi al consumo.

“Nulla mi suggerisce che l’inflazione salariale sia in un momento di accelerazione”, ha detto Powell, “mi aspetto che possa continuare a rafforzarsi nel mercato del lavoro senza causare inflazione”.

Il nuovo indirizzo arriva dopo la relazione di due giorni fa al Comitato per i servizi finanziari della Camera, in cui Powell aveva sostenuto l’ipotesi di quattro strette monetarie durante l’anno, a seguito della forte espansione dell’economia Usa. Le dichiarazioni avevano fatto scattare le vendite sui mercati. Le parole del 1 marzo hanno invece portato verso l’alto le Borse, con l’indice S&P in aumento di 0,58 punti o dello 0,02% e il Dow Jones di 23 punti o + 0,09%.

L’ottimismo delle prime uscite del presidente della Fed sull’inflazione era stato percepito come negativo dai mercati, che da parte della Fed si aspettano un ciclo di rialzo dei tassi di interesse sostenuto quest’anno, per contrastare l’inflazione e impedirne un surriscaldamento eccessivo, oltre le soglie obiettivo fissate dalla banca centrale. Secondo il commento del re delle obbligazioni Bill Gross, la Fed non comprende bene il panorama dell’inflazione perché non ha indizi sull’influenza del debito, della demografia e della globalizzazione.

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