Fed: l’ultima volta di Yellen, addio con stretta monetaria

13 dicembre 2017, di Mariangela Tessa

Fari del mercato puntati su Janet Yellen, governatore della Fed, che si prepara a dire addio banca centrale americana con un rialzo dei tassi di interesse, il terzo della sua era. Sono queste le attese del mercato sull’esito della riunione di oggi della Banca centrale americana: gli analisti danno per scontato un aumento del costo del denaro di un quarto di punto in una forchetta fra l’1,25% e l’1,50%. Una stretta che apre la via a una stagione di aumenti del costo del denaro nel 2018 e nel 2019.

Secondo un sondaggio condotto dal Wall Street Journal, gli economisti prevedono che la Fed alzi i tassi di interesse tre volte nel 2018 e due nel 2019. Si tratta di previsioni che non si discostano da quelle della Fed di settembre. Ma proprio la banca centrale potrebbe rivederle al rialzo alla luce del buon andamento dell’economia e della riforma delle tasse di Donald Trump.  Gli analisti ritengono che la Fed possa rivedere a quattro le strette del prossimo anno e a tre quelle del successivo, riflettendo l’andamento positivo dell’economia.

Le previsioni attese per oggi non dovrebbero ufficialmente includere il taglio delle tasse che il Congresso sembra avviato ad approvare. Un piano che non convince la Fed e che secondo gli economisti avrà un impatto limitato sulla crescita.

“I mercati – ha commentato Nick Peters, gestore Multi Asset di Fidelity International – stanno scontando una probabilità del 98% che la Federal Reserve aumenti i tassi la settimana prossima, ma il punto più rilevante in questo momento è capire quanti aumenti si possono attendere per il prossimo anno.

L’anno scorso, in questo periodo, i mercati stavano scontando una probabilità del 17% di tre aumenti, mentre la convinzione più diffusa era che gli aumenti sarebbero stati solo uno o due. A un anno di distanza lo scenario si ripete. La probabilità di tre aumenti dei tassi entro la fine del prossimo anno si colloca appena al di sotto del 20%, mentre la possibilità di uno o due aumenti si attesta al 60% circa, nonostante i dati statunitensi abbiano sorpreso in positivo nel corso degli ultimi mesi, con il nowcast della Fed di Atlanta che prevede una crescita dell’economia statunitense del 3,5% nel quarto trimestre del 2017.

La debolezza dell’inflazione core potrebbe essere uno dei motivi alla base di questo scetticismo, unita ai recenti commenti da parte del nuovo presidente della Fed, Jerome Powell, secondo il quale il basso tasso di partecipazione al mercato del lavoro farebbe pensare che ci sia un margine di miglioramento prima dell’accelerazione della crescita dei salari e della conseguente spinta al rialzo dell’inflazione.

Se i mercati saranno colti di sorpresa dall’inflazione statunitense, magari nel caso in cui i lavoratori esigessero salari più alti, potremmo vedere un impatto sulla volatilità e sui rendimenti obbligazionari. Nel posizionare i portafogli rimane quindi essenziale prendere in considerazione non solo gli scenari maggiormente probabili, ma anche i rischi di coda, e per questo motivo nella gestione dei fondi multi asset di Fidelity International adottiamo stringenti misure di analisi e controllo del rischio”.

Tornando alla Yelle, quello in calendario oggi, è l’ultima riunione ufficiale prima del passaggio di consegne in febbraio al suo successore Jerome Powell. Il prossimo meeting è il 30-31 gennaio ma senza conferenza.

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