Fed: chi sceglierà la Casa Bianca per rimpiazzare Yellen

5 ottobre 2017, di Daniele Chicca

WASHINGTON (WSI) – Il presidente Donald Trump ha ricevuto una lista con i candidati alla poltrona di capo della Federal Reserve. Il mandato della presidente Janet Yellen è in scadenza a febbraio, anche se il tycoon immobiliare non ha escluso la possibilità di riconfermarla. Fonti vicine alla Casa Bianca hanno sottolineato che Trump non ha intenzione di intervistare l’economista Glenn Hubbard e il presidente statunitense di Bancorp Richard Davis, entrambi proposti in precedenza come possibili validi candidati alla successione di Yellen.

Da ieri, quando è stata pubblicata la lista dei nomi, l’indice del dollaro e i rendimenti dei Treasuries decennali hanno ripiegato dai massimi toccati di recente. Il capo della Casa Bianca ha ricevuto una lista di economisti e banchieri papabili. Tra loro è presente la stessa Yellen e l’ex membro del braccio di politica monetaria Kevin Warsh, che ha idee molto critiche nei confronti delle misure ultra accomodanti varate negli ultimi anni dalla banca centrale, la quale secondo lui è diventata “schiava dei mercati“.

In gennaio Warsh ha dichiarato che la Fed era vicina al raggiungimento degli obiettivi di piena occupazione e stabilità dei prezzi: “Provatemi a spiegare perché i tassi di interesse sono ancora così lontani dagli obiettivi storici”. Il 47enne economista ritiene che le autorità di politica monetaria dovrebbero essere preoccupate dagli elevati prezzi degli asset finanziari e dalle possibili bolle andate a formarsi nei mercati.  “Vedo decisamente troppa compiacenza” nelle sale operative.

Un altro personalità per una politica monetaria aggressiva a figurare nell’elenco favorevole è l’economista John Taylor, “probabilmente il più falco di tutti“, secondo Bloomberg. Il 70enne creatore della ‘Taylor Rule’, regola di politica monetaria ideata nel 1993 che per stabilire i tassi di interesse ideali, li mette in confronto con l’inflazione e con il rapporto tra Pil attuale e prospettive dell’economia. Secondo lui le politiche eterodosse della Fed, tra cui i programmi di acquisto di Bond, non hanno funzionato. In gennaio Taylor ha espresso l’opinione secondo la quale la banca centrale sarebbe indietro nel processo di innalzamento del costo del denaro.

Ci sono anche elementi con una visione più accomodante, però, e questo da ieri ha influito negativamente sul dollaro. Tra loro l’attuale governatore Jerome Powell, 64enne che ha sempre seguito la linea del presidente in carica Yellen, e che secondo un sondaggio di 30 economisti condotto da Bloomberg in marzo è da considerare leggermente più ‘colomba’ della media. Il Bloomberg Intelligence Fed Spectrometer lo ritiene invece neutrale in materia di politica monetaria rispetto alle strategie attuate negli ultimi anni. Non ha mai dissentito con il board da quando è entrato in carica nel 2012.

Da qualche indiscrezione stampa diffusa ieri, forse proprio per la sua posizione più neutrale rispetto agli altri pretendenti, sembra lui il favorito di Trump. Secondo Bloomberg invece nessuno, nemmeno il consigliere economico della Casa Bianca Gary Cohn, è in pole position. Questi dubbi, uniti alle probabili difficoltà politiche circa l’approvazione dell’ambizioso piano di tagli alle tasse di Washington D.C., sta facendo arretrare il dollaro.

Cohn, 57enne ex presidente di Goldman Sachs, dovrebbe essere fautore di politiche accomodanti almeno quanto Yellen. Per lo meno da quello che si può dedurre dalle poche informazioni a disposizione sulle sue idee in materia di politica monetaria. Nel 2015 Cohn ha messo in discussione i piani di rialzo dei tassi di Yellen, dicendo che la presidente della Fed “non aveva una ragione legittima per alzare i tassi di interesse senza che l’inflazione fosse vicina o desse segno di avvicinarsi all’obiettivo del 2%”. Cohn vorrebbe una Fed meno trasparente che non crei troppa confusione nei mercati.

Ora la scelta sulla nuova guida della banca centrale più potente al mondo spetta a Trump, la cui decisione cambierà per sempre lo scenario di politica economica Usa e l’andamento dei mercati finanziari nei prossimi anni.

 

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