FED DECIDERA’ SUI TASSI, OGGI PREZZI PRODUZIONE

10 novembre 1999, di Redazione Wall Street Italia

Alle 8:30 ora di New York l’amministrazione Usa comunichera’ il dato sui prezzi alla produzione di ottobre. In un’intervista il capo economista di Moody’s Investor Services spiega quale scenario si prospetta per gli investitori e per Wall Street.

Domanda. Allora, che probabilita’ ci sono che la Fed aumenti i tassi, alla riunione di martedi prossimo, 16 novembre, del Federal Open Market Committee?

Risposta. Il consensus e’ che i tassi rimarranno stabili. Ma la mia impressione e’ diversa; ed e’ che gli investitori non dovrebbero essere scioccati o sorpresi se la Fed decidera’ invece di aumentare i tassi dello 0,25%, al 5,50%. Questo dovrebbe comunque essere l’ultimo rialzo, per il prevedibile futuro.

D. Quali argomenti si possono citare a favore di un rialzo dei tassi da parte della Fed?

R. Uno sviluppo accelerato dell’attivita’ economica mondiale e le pressioni inflazionistiche implicite legate a un tasso piu’ accelerato di crescita economica mondiale, potrebbero convincere la Federal Reserve ad aumentare i tassi adesso, per non essere costretta a stringere la politica monetaria in modo piu’ aggressivo, forse verso la meta’ dell’anno 2000.

D. Cosa pensa del continuo rialzo – a parte l’ultima seduta – a Wall Street: e’ una questione, la sopravvalutazione delle azioni che Alan Greenspan e la Fed dovrebbero considerare di risolvere o no?

R. Io credo che la Fed non sia ancora pronta a considerare il mercato azionario come una fonte da cui trarre guida e direzione per decidere le strategie di politica monetaria. La Fed, piu’ tradizionalmente, sembra ancora concentrata sull’inflazione e su cosa potrebbe accadere all’inflazione nel lungo termine, nell’ipotesi che i tassi rimangano stabili. Per il futuro io credo che, sia il mercato azionario che quello obbligazionario, abbiano gia’ prezzato un aumento dei tassi. Ma la probabilita’ che cio’ avvenga, valutando il contratto futures sui fed funds, o alle ricerche degli economisti, non supera il 35%.

D. Dunque cosa succedera’? E i tassi del bond a 30 anni, avevano raggiunto il massimo tre settimane fa col 6,40%, o no?

R. La mia impressione e’ che il massimo del 6,40% che abbiamo visto per il T-Bond a 30 anni, probabilmente reggera’ per tutto il 1999, e forse per la prima meta’ del 2000. Di nuovo, il rischio maggiore e': cosa succedera’ in termini di rischio di inflazione e tassi del bond a 30 anni all’economia americana, quando il resto del mondo comincera’ a crescere con maggior vigore. Stando alle stime della maggior parte degli economisti ci si aspetta che l’economia mondiale stia per entrare in una fase che costituisce la piu’ forte accelerazione dell’attrivita’ economica mondiale dal 1994. E bisogna ricordare che il ’94 fu un anno molto difficile, sia per le azioni che per il mercato del reddito fisso.

D. Dunque, cosa suggerisce?

R. Dico che forse, nel breve termine, c’e’ una forte possibilita’ che il bond a 30 anni si muovano al rialzo. Non sarebbe sorprendente, soprattutto alla luce di eventuali buoni numeri sia per i prezzi alla produzione (oggi) sia per le vendite al dettaglio, che i tassi del bond a 30 anni scendano al di sotto del 6%. Ma comprerei io il titolo del Tesoro Usa, sapendo che da molti segnali l’economia mondiale sta accelerando vigorosamente? Assolutamente no!

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