FCA, Germania: “Ue richiami auto”. Calenda: “Pensi a Volkswagen”

16 gennaio 2017, di Alessandra Caparello

ROMA (WSI) – Sergio Marchionne  aveva già respinto le accuse sostenendo che il caso che ha coinvolto FCA “non ha nulla in comune con Volkswagen” . Ma ora proprio i tedeschi si mettono in mezzo. Il ministro dei trasporti tedesco Alexander Dobrint in un’intervista alla Boild on Sonntag ha sostenuto infatti che le autorità italiane erano a conoscenza da mesi dell’uso da parte di Fca di dispositivi di spegnimento illegali come hanno avuto modo di rilevare gli esperti tedeschi.

“Le autorità italiane sapevano da mesi che Fca, nell’opinione dei nostri esperti, usava dispositivi di spegnimento illegali ma si è rifiutata di chiarire (…) la commissione Ue deve conseguentemente garantire il richiamo di alcuni modelli”.

Un’accusa che non va proprio giù all’Italia. Il primo a replicare è il nostro ministro per lo Sviluppo economico Roberto Calenda che durante un’intervista su La7 con Giovani Minoli afferma:

“Berlino, se si occupa di Volkswagen, non fa un soldo di danno”.

Alle parole di Calenda fanno eco quelle di Graziano Delrio ministro dei Trasporti:

“La richiesta di Berlino all’Ue è totalmente irricevibile. Abbiamo accettato di costituire a Bruxelles una commissione di mediazione perché non abbiamo niente da nascondere. I nostri test dimostrano che non esistono dispositivi illegali e comportamenti anomali (…) questa interpretazione della Germania va contro le regole che ci siamo dati di responsabilità di ogni Nazione verso le proprie case produttrici. Noi non abbiamo chiesto nessuna ulteriore indagine su Volkswagen, ci siamo fidati di loro. E’ giusto che il confronto avvenga sulla fiducia e il rispetto reciproci”.

Nel mirino dell’Agenzia ambientale americana i Jeep Grand Cherooke e i Dodge Ram con motore 3 litri diesel  su cui sarebbe stato installato da parte di FCA un software illegale – la cui esistenza non è stata comunicata – per aggirare i test sulle emissioni inquinanti. Una violazione grave che potrebbe costare alla Fiat Chrysler fino a 44539 dollari per auto, per un totale di 4,63 miliardi di dollari.

“Non comunicare l’esistenza di un software che influenza le emissioni è una seria violazione della legge, che può tradursi in un pericoloso inquinamento dell’aria che respiriamo (…) Continuiamo a indagare la natura e l’impatto di questi software. Tutte le case automobilistiche devono giocare con le stesse regole”.

Così scrive l’Epa, mentre il Dipartimento di Giustizia americano avrebbe avviato un’indagine per la presunta mancata comunicazione del software illegale da parte di FCA, a cui si aggiungono la SEC, la Consob a stelle e strisce.  Le autorità americane hanno rivelato come il software usato da Fiat Chrysler abbia somiglianze con quello usato dalla casa automobilistica Volkswagen da cui è partito lo scandalo dieselgate.

 

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