Fari sulla Fed: al debutto Powell alzerà tassi e non solo

21 marzo 2018, di Mariangela Tessa

Cresce l’attesa per il verdetto della Federal Reserve sui tassi di interesse Usa. Oggi intorno alle 19 italiane, il neo governatore della Banca centrale Usa, Jerome Powell, alla sua prima riunione del Fomc nel ruolo di numero uno, comunicherà le decisioni di politica monetaria: un aumento dei tassi di interesse è dato per scontato dal mercato. In particolare, secondo il consensus, la Fed ritoccherà il costo del denaro dall’attuale 1,50% all’1,75%.

Ma l’attenzione sarà tutta sulla conferenza stampa e sulla possibilità di quattro strette quest’anno invece delle tre previste. Gli osservatori temono anche la spinta alla trasparenza di Powell, che potrebbe introdurre la conferenza
stampa a ogni riunione, aprendo di fatto a un possibile rialzo dei tassi in ogni occasione. Finora il mercato ha dato per scontato che la Fed avrebbe alzato il costo del denaro solo nelle riunioni, quattro l’anno, seguite da conferenza stampa.

Un recente sondaggio del Wall Street Journal ha alzato il velo sulle previsioni degli esperti in merito al futuro cammino della politica monetaria USA. In media gli intervistati hanno detto di aspettarsi tassi di interesse su quota 2,25% entro la fine dell’anno, oltre che un’inflazione al 2,1% nel quarto trimestre.

Per Powell la prima riunione da presidente sarà dedicata a cercare un equilibrio fra un’inflazione bassa sotto l’obiettivo del 2% e i falchi della Fed che spingono a guardare più al rischio di un surriscaldamento dell’economia che ai prezzi.

In dicembre la Fed aveva stimato una crescita del 2,5% nel 2018 e del 2,1% nel 2019, ma le previsioni non includevano la riforma delle tasse da 1.500 miliardi di dollari varata dall’amministrazione Trump.

Le ultime uscite dei rappresentanti del board del FOMC, il braccio di  politica monetaria della Fed, indicano che le previsioni della banca centrale sono per un ciclo più aggressivo di strette monetarie: si va verso quattro incrementi del costo del denaro nel 2018 e non più tre come evidenziato dalla mediana dei dot – l’obiettivo implicito dei tassi guida – resa nota nel meeting di dicembre.

Secondo le previsioni degli analisti di Goldman Sachs non è da escludere un’ulteriore impostazione aggressiva anche per il 2019, con la possibile decisione – sebbene non sia lo scenario di base della banca – di mettere in conto tre strette nel 2019 o di rivedere al rialzo le stime sui tassi fed fund a lungo termine.

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