Eurozona: per prosperare paesi devono tagliare il Welfare

19 aprile 2012, di Redazione Wall Street Italia

New York – Le critiche maggiori che vengono rivolte alla dissolutezza dei governi d’Europa si e’ concentrata negli ultimi tempi sui ‘peccatori’ piu’ ovvi, come la Grecia, che gia’ avevano enormi deficit e debiti pubblici nel momento in cui la crisi finanziaria globale ha colpito il mondo intero, ormai quasi quattro anni fa.

Quando si tratta di spese eccessive per il benessere sociale, pero’, l’Europa non ha ‘angeli’. In un’approfondita analisi, Bloomberg sottolinea che anche la giudiziosa e responsabile Scandinavia, e quei governi i cui bilanci fiscali sembravano essere in ottima forma nel 2008, sono stati poi vinti dagli insostenibili debiti del settore privato. I governi hanno speso troppo e ora sono chiamati ad avviare anche loro un piano di ristrutturazione del loro debito.

L’unica domanda da porsi, a questo punto, e’ la seguente: “Questa operazione sara’ fatta gradualmente, per piccoli passi, o attraverso una terapia d’urto?”. Prendete i quattro paesi all’epicentro della crisi della zona euro: Grecia, Irlanda, Portogallo e Spagna. Sono per molti versi estramente differenti tra loro, ma hanno tre importanti caratteristiche che li accomunano.

In primo luogo, il debito complessivo in questi paesi ha subito una rapida espansione negli ultimi dieci anni – sia a causa dell’incremento dei livelli di debito pubblico (Grecia e Portogallo) sia per via di un rapido accumulo di debito privato (Irlanda e Spagna).

In secondo luogo, tutti avevano disavanzi delle partite correnti sostanziali negli anni precedenti alla crisi. In terzo luogo, la spesa pubblica in quelle nazioni e’ cresciuta a un ritmo molto elevato.

In Grecia e in Spagna, per fare un esempio, la spesa nominale statale e’ aumentata del 50-55% nei cinque anni prima dello scoppio della crisi, secondo i calcoli effettuati da Bloomberg, che si basano comunque sui dati del governo. In Portogallo la spesa pubblica e’ aumentata del 35%, in Irlanda di quasi il 75%. Nessun altro paese in Europa occidentale si e’ avvicinato a queste cifre.

IL PROBLEMA BOLLA

E’ evidente, che l’espansione dello stato-sociale in Grecia e Portogallo ha contribuito a far si che i due paesi diventassero clienti del meccanismo di salvataggio europeo. Ma anche l’Irlanda e la Spagna hanno incontrato dei seri problemi per via della rapida espansione dello stato. Durante gli anni del boom i due paesi hanno visto crescere una bolla del mercato immobiliare, che ha provocato un’esplosione del debito privato. Cio’ ha spinto il governo a espandere le sue finanze e chiedere in prestito anche l’8% del Pil l’anno per poter finanziare il deficit delle partite correnti.

E’ una storia che si e’ ripetuta nei periodi di crisi. Il problema serio e’ che anche i paesi all’apparenza piu’ diligenti e dalle finanze pubbliche piu’ solide, dovranno vedersela con l’invecchiamento della popolazione e l’aumento delle spese per il welfare, per l’assistenza sociale e medica.

Il sistema sociale europeo e’ destinato a cambiare radicalmente nei prossimi 20 anni. I benefit saranno molto meno generosi e gran parte del sistema di sicurezza sociale sara’ organizzato privatamente. I servizi di Welfare basilari, vanto dell’Europa di adesso, come l’health care, saranno esposti alla concorrenza e verranno in molti casi coperti da assicurazioni private.

Come ha sottolineato il premier danese Helle Thorning-Schmidt il sistema generoso sociale universale non sopravvivera’ nella sua forma come la conosciamo ora. A livello di spese nemmeno Germania e paesi scandinavi possono permetterselo. Figuriamoci l’Italia. Il costo delle pensioni salira’ in maniera esponenziale e l’unica strada da seguire per prosperare sara’ quella di ridurre le spese del welfare.

La grande differenza in Europa non sara’ tra Sud e Nord o tra Est e Ovest. Ma tra chi riuscira’ a gestire la transizione in uscita dallo stato sociale universale, che ha da sempre caratterizzato il modello europeo, a uno con la tendenza a includere anche un sistema ‘privato’. Gli stati membri saranno costretti dagli eventi e dall’evoluzione demografica a cambiare. E la pillola da ingoiare sara’ amara.

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