Eurozona, la crescita migliore dai tempi della crisi del debito

31 ottobre 2017, di Daniele Chicca

In gran parte grazie alla crescita dell’economia in Francia, nel terzo trimestre l’area euro ha registrato la performance migliore, su base annuale, da quando nella regione è scoppiata la crisi del debito sovrano nel 2011. In confronto il Pil del Regno Unito ha registrato un’espansione di solo l’1,5% negli ultimi 12 mesi di tempo e ora la crescita delle attività economiche potrebbe essere superiore anche a quella degli Stati Uniti nel 2017: sarebbe il secondo anno di fila. 

Il Pil dell’Eurozona si è espanso del 2,5% nel terzo trimestre su base annuale e dello 0,6% su base trimestrale, una percentuale leggermente più alta delle attese: l’economia d’Europa dà un’altra dimostrazione di forza dopo anni di crescita magra o nulla. E i dati del secondo trimestre sono stati ritoccati al rialzo: dallo 0,6% allo 0,7%.

I miglioramenti del mercato del lavoro sono uno dei motivi principali della ripresa. Il tasso di disoccupazione è sceso sotto la soglia del 9% per la prima volta da gennaio 2009. La percentuale è stata dell’8,9% a settembre. In paesi come l’Austria, poi, si è assistito sia a una crescita della domanda interna sia a quella del commercio internazionale.

Dal punto di vista geografico, la crescita si può definire generalizzata. Kathleen Brooks di City Index sottolinea come la ripresa sia ormai “stratificata”. La Spagna, nonostante i suoi problemi politici associati ai tentativi di indipendenza della Catalogna, ha messo a segno un’espansione del 3,1% delle attività nel periodo luglio-settembre, mentre la Francia ha battuto le attese con una crescita del 2,2% rispetto a un anno prima.

Crescita Eurozona mai così forte dal 2011

Se Germania e Italia riescono a registrare livelli di crescita economica intorno a queste cifre, allora ascolteremo discorsi ottimisti da parte delle autorità di Bruxelles, mentre i falchi del board della Bce torneranno a fare appelli per una riduzione più netta del programma di quantitative easing e per un processo più spedito di normalizzazione della politica monetaria, ancora ultra espansiva in Eurozona.

Secondo Raj Badiani, direttore di IHS Markit, l’economia dell’Eurozona sta traendo beneficio dai tassi di interesse ultra bassi, che alimentano la domanda interna. Il clima per famiglie e imprese è più disteso, “caratterizzato da un credito ancora facile”, è più disteso, mentre i tassi di inflazione più contenuti del previsto non hanno compromesso il potere d’acquisto nel secondo e terzo trimestre.

Inoltre, “nei primi tre quarti del 2017 i livelli di occupazione in miglioramento e il calo del tasso di disoccupazione hanno favorito le spese e aumentato la fiducia dei cittadini nella regione”. L’indice CPI “core” dell’Eurozona è sceso allo 0,9% in settembre.

Aiutate dagli ultimi dati macro, pur senza troppo slancio, le Borse europee si sono issate sui massimi di cinque mesi e mezzo con i Btp italiani che sono ben impostati per chiudere ottobre con la migliore performance mensile degli ultimi due anni. Le cifre sul Pil hanno evidenziato una crescita robusta per le principali economie dell’Eurozona.

Analisti: la politica monetaria resterà accomodante

Secondo Schroders la crescita dell’economia in area euro continua a essere “robusta” e non si rischia un nuovo “momento Trichet”. Azad Zangana, Senior European Economist & Strategist, dice che la stima preliminare sul PIL dell’Eurozona nel terzo trimestre mostra che l’economia dell’area è in una fase di crescita ininterrotta, con un incremento in termini reali dello 0,6%, al di sopra delle attese di consenso (0,5%). Si tratta di un leggero rallentamento rispetto al tasso di crescita del secondo trimestre, rivisto al rialzo (0,7%), ma l’espansione è comunque molto solida.

Al momento sono disponibili pochi dettagli, ma anche i dati pubblicati da Spagna e Francia mostrano una crescita molto buona, rispettivamente allo 0,8% e 0,5%. Anno su anno, l’Eurozona sta crescendo ora del 2,5%, il tasso più alto dal primo trimestre del 2011. Interessante notare che in quel periodo la Banca centrale europea alzò i tassi di interesse per l’ultima volta, in una mossa poi considerata sbagliata e ribattezzata “momento Trichet”, dal nome del presidente dell’Eurotower del tempo.

Il rischio di vedere ripetere oggi lo stesso errore è ridotto, soprattutto perché la BCE ha da poco annunciato un’estensione del programma di quantitative easing. Inoltre, come sottolineato dalle ultime stime sull’inflazione (scesa dall’1,3% all’1,1% a/a a ottobre), l’Eurotower ritiene che ci vorrà un po’ di tempo prima che le pressioni inflative domestiche salgano a tal punto da riavvicinarsi al suo target.

Fino ad allora, la politica monetaria resterà accomodante, e gli investitori potranno continuare a godersi un contesto Goldilocks, da “riccioli d’oro”, un’economia cioè né troppo calda, né troppo fredda.

 

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