Europa: una ‘societa’ anonima’ per potenziare il fondo salva stati

22 febbraio 2012, di Redazione Wall Street Italia

New York – Siamo testimoni della nascita di un nuovo mostro “derivato”: una societa’ anonima scissa dall’EFSF che avra’ il compito di vendere “certificati di protezione” contro l’eventuale default del nuovo debito emesso da un paese sovrano in crisi. Lo scopo dichiarato e’ venire incontro agli investitori istituzionali, ma in realta’ l’obiettivo segreto della nuova creazione delle autorita’ politiche europee pare un altro: aiutare i paesi piu’ in difficolta’ garantendo tassi di interesse di favore.

Alla domanda “chi comprera’ questi certificati”, che tanto somigliano ai contratti derivati “credit default swap”, anche se piu’ “protetti”? A sentire le autorita’ europee, saranno quegli investitori istituzionali che vogliono detenere credito dell’area euro piu’ sicuro, riducendo inoltre i tassi di interesse da pagare.

Per schiarirsi le idee basta andare a visitare il sito ufficiale dell’European Sovereign Bond Protection Facility, dove si possono trovare tutte le prospettive informative del caso, nonche’ i termini del contratto.

Nella home page viene spiegato chiaramente che questo veicolo permettera’ di “aumentare il numero di risorse a disposizione per estendere la durata dei prestiti, per ricapitalizzare le banche e per comprare bond nei mercati secondario e primario”.

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L’ESBPF viene definita come “una societa’ anonima con sede in Lussemburgo creata il 5 gennaio 2012 allo scopo di emettere certificati di protezione contro il nuovo debito sovrano emesso”. L’obiettivo ufficiale e’ quello di riuscre cosi’ a utilizzare al meglio le risorse del fondo salva stati.

E di farlo tramite l’utilizzo di “super cds” che fissano un tetto all’ammontare che deve essere pagato, al contrario dei piu’ classici “credit default swap” – assicurazioni contro un eventuale default del debito. Per l’esattezza “fino all’ammontare specificato (previsto tra il 20 e il 30% del Settlement Notional Amount)”.

In realta’ il vero scopo di una simile “mostruosita'” e’ che nessuno ormai compra piu’ cds dell’area euro nella valuta unica. Conviene infatti farlo in dollari. A nessuno, ad esempio, verrebbe mai in mente di pagare cds per ripararsi dal default del Regno Unito in sterline, quando si ha la possibilita’ di farlo in un’altra moneta, che non subira’ contraccolpi dallo stesso processo fallimentare.

Con il default della Grecia sempre piu’ probabile e vicino, non sorprenderebbe vedere un altro paese della periferia tentare la via dei “certificati di protezione”, nel tentativo di ottenere tassi di interesse piu’ vantaggiosi.

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