Est Europa sta vivendo momento di grazia: durerà?

24 ottobre 2017, di Daniele Chicca

In Europa tutto sembra andare per il meglio. Gli investimenti stanno aumentando, i tassi di disoccupazione sono in calo e lo è persino il debito pubblico complessivo (attestatosi all’89,1% del Pil nel secondo trimestre). La ripresa economica costante sta incoraggiando la Bce a staccare gradualmente la spina al suo bazooka monetario che è in azione da ormai diversi anni. A gennaio 2018 il programma verrà ridotto di portata prima di venire messo in cantina a settembre.

Se prima e durante la crisi era stata la Germania a tirare avanti il lento carro economico dell’Eurozona, negli ultimissimi anni sono i paesi dell’Europa dell’Est a registrare i tassi di crescita e produttività maggiori. Polonia, Romania e Repubblica Ceca, le tre economie maggiori dell’area orientale, stanno attraversando un vero e proprio momento di grazia che gli analisti di JP Morgan definiscono “Goldilock” (tradotto: “condizione Riccioli d’oro”, ovvero le condizioni ideali).

L’espressione viene dalla bambina bionda della favola inglese per bambini “Riccioli d’oro e i tre orsi“. La protagonista della storia assaggia tre diverse scodelle di porridge (una sorta di pappa d’avena calda tipica della cucina inglese), preferendo quella che non è né troppo calda né troppo fredda, ma che ha la temperatura ideale. Varsavia, Bucarest e Praga hanno registrato una crescita impressionante negli ultimi tempi e, proprio come la bambina dai riccioli d’oro, hanno trovato le proprie condizioni ideali.

I paesi dell’Est Europa stanno registrando alti tassi di crescita, un tasso di disoccupazione sempre più basso, una inflazione gestibile intorno al 2% e elevati livelli di produttività, secondo quanto riferito dalla gestore di JP Morgan Asset Management Diana Amoa, specializzata nelle analisi dei mercati emergenti.

Ora il Fondo Monetario Internazionale punta su una crescita annuale del 4,5% nel 2017 per le economie in via di Sviluppo e dell’Est d’Europa: la previsione era dell’1,5% più bassa soltanto sei mesi fa. Il grande ottimismo deriva, in parte, dal boom del secondo trimestre, durante il quale la Romania ha visto un’espansione del Pil del 5,7% rispetto a un anno prima, la Repubblica Ceca del 4,7% e la Polonia del 4,4%. In confronto in Unione Europea la percentuale media è stata del 2,4%.

Il motivo di una simile crescita è presto spiegato: paesi che si appoggiano molto sul settore manifatturiero e che esportano la loro produzione mnel resto d’Europa, le cui aziende stanno approfittando del dumping sociale. Praga ha il tasso di disoccupazione più basso di tutta l’Ue e il 30% della forza lavoro dei cechi è dedicata al comparto manifatturiero, la percentuale più alta in Ue.

Quando l’economia in Europa cresce, cresce anche la domanda per i beni prodotti in queste economie emergenti, dove la mano d’opera è ancora a costo relativamente basso. Spesso si tratta della produzione di auto: grossi gruppi come Toyota, Volkswagen e Peugeot hanno fabbriche in Repubblica Ceca. La più grande azienda esportatrice della Romania è Dacia, una divisione della grande casa automobilistica francese Renault.

Est Europa: rischi di surriscaldamento dell’economia

Come sottolinea Amoa, una robusta economia e alti livelli di occupazione portano naturalmente anche a un incremento delle entrate tributarie, un fenomeno che migliora lo stato di salute dei bilanci e rende i paesi più attraenti per gli investitori. Sotto questo aspetto, la maggiore preoccupazione degli investitori stranieri non riguarda di certo le condizioni economiche, quanto piuttosto la politica e gli ancora numerosi casi di corruzione.

In Repubblica Ceca ha appena vinto le elezioni legislative il candidato anti establishment soprannominato “il Trump ceco”: il futuro premier Andrej Babis è indagato per uso improprio dei fondi Ue. Nel frattempo in Polonia il partito al governo (Legge e Giustizia, dalle tendenze autoritarie) è impegnato in un braccio di ferro con Bruxelles, che vorrebbe che Varsavia riformasse il sistema giudiziario del paese, giudicato dalla Commissione Ue non all’altezza degli standard europei.

Sotto il profilo economico, poi, tali tassi di crescita rischiano anche di avere effetti negativi. In Romania per esempio si teme che la crescita delle spese al consumo sia insostenibile perché alimentata dall’aumento dei salari statali deciso dal governo. In agosto l’agenzia di Rating Fitch ha lanciato un campanello d’allarme, osservando che simili politiche rischiano di surriscaldare l’economia.

Per ora i benefici della crescita economica sembrano predominare sui rischi, quindi per il momento la manager di JP Morgan ritiene che l’economia è destinata a continuare a rafforzarsi. Finché le tensioni politiche non raggiungeranno un punto di rottura, conviene investire nei paesi dell’Europa dell’Est, secondo il gestore Usa, che sta comprando le valute dei paesi sopra citati e i bond governativi della Polonia.

Negli ultimissimi anni Polonia, Rep. Ceca e Romania hanno registrato tassi di crescita superiori a quelli della Germania

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