Energia pulita: Europa troppo lenta, a rischio obiettivi 2030

12 gennaio 2018, di Mariangela Tessa

La transizione verso le energie rinnovabili procede troppo lentamente perché l’Europa possa raggiungere gli obiettivi ambientali prefissati al 2030, ossia il 27% di quota “verde” sul totale fabbisogno energetico del continente.

Ne sono convinti gli esperti della società di consulenza strategica Roland Berger che in un studio dal titolo Power to the People – The Future of Europe’s Decentralized Energy Market ha messo nero su bianco i limiti del settore, avvertendo sarà pressoché impossibile per l’Europa garantire forniture energetiche rispettose dell’ambiente, affidabili ed economiche in assenza di un mercato unico e stabile.

Alla base del problema, ci sarebbe il fatto che:

ogni Stato membro dell’Unione europea è responsabile delle proprie politiche energetiche e le diverse strategie messe in campo da ciascun Paese mettono di fatto in pericolo gli obiettivi climatici prefissati a livello UE. Impedendo di beneficiare di fattori altrimenti più che favorevoli alla diffusione delle energie green. In Europa (e non solo)” si legge in un comunicato, nel quale viene inoltre specificato che “regolamentazione unica o meno, quel che è certo è che al centro della prossima rivoluzione “verde” ci sarà la decentralizzazione dei sistemi energetici che permette anche ai privati di giocare un ruolo attivo nelle forniture grazie alla proliferazione degli impianti domestici”.

A questo proposito, Paolo Massardi, Senior Partner di Roland Berger Italia spiega che:

“450 milioni di consumatori (nella UE a 27 paesi esclusi gli UK) potrebbero giocare un ruolo chiave nel bilancio tra domanda ed offerta, trasformandosi in prosumer (produttori + consumatori, ndr.) e, di fatto, essere il vero fulcro attorno al quale fare investimenti di sistema, per la produzione, trasporto, distribuzione e stoccaggio dell’energia”.

 

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