Elezioni Olanda, vendete euro e Btp

13 marzo 2017, di Daniele Chicca

Quando mancano poche ore ormai alle elezioni in Olanda, gli analisti si interrogano sull’impatto che queste avranno sui mercati finanziari. Secondo alcuni, specie se la spunterà il partito del leader anti europeista Geert Wilders, le elezioni del 15 marzo rischiano di creare un precedente pericoloso. La solidarietà finanziaria sta per diventare la vittima più illustre e la più grave minaccia a lungo termine, secondo gli analisti di WisdomTree. Viktor Nossek, Direttore della Ricerca della società in Europa, dice che “una scelta mirata delle proposte politiche, per toccare le giuste corde della retorica populista in patria e costringere l’Unione europea a scendere a compromessi,  stabilisce un pericoloso precedente se si guarda oltre il 2017″.

“I differenti tassi di crescita economica che caratterizzano l’Eurozona stanno amplificando il malcontento sul progetto europeo e minacciando la solidarietà finanziaria. I principali partiti di sinistra in Italia, Francia, Grecia e Portogallo puntano a rallentare il passo delle riforme, stabilire obiettivi di deficit più elastici e definire maggiori trasferimenti fiscali per rilanciare la crescita. I principali partiti di destra in Germania, Paesi Bassi e Austria non condividono questi obiettivi  e, anzi, sottolineano i rischi di un aumento dei costi di finanziamento, delle possibilità di default e del fatto che essi finiscano per pagare i costi di salvataggio”.

L’Olanda è emersa relativamente indenne dalla crisi finanziaria, “grazie a severe misure di austerità e alle riforme strutturali. Allo stesso tempo, il Paese ha contribuito con una cifra pari a €23,3 miliardi ai fondi di salvataggio e agli aiuti di Stato per Irlanda, Portogallo, Grecia e Spagna (cfr. il grafico 1). I Paesi Bassi, inoltre, sono da tempo un contribuente netto al bilancio UE. Nel perseguimento di un’agenda populista, la critica alla solidarietà finanziaria offerta a membri UE apparentemente intransigenti sta diventando un potente argomento utilizzato allo scopo di attrarre voti”.

La stessa BCE “si è ritrovata recentemente sotto il fuoco incrociato quando i cristiano-democratici olandesi (CDA) hanno commissionato un’indagine sull’Euro, a causa dell’effetto deleterio che la politica di bassi tassi di interesse attuata dalla BCE ha avuto per i risparmiatori e i fondi pensione olandesi. Tale decisione, considerata come un espediente elettorale per prendere in contropiede il PVV attraverso la promozione di interessi nazionali, ritenuti superiori a quelli dell’UE, è indicativa del rischio che la retorica dei partiti estremisti possa trasformarsi nella strategia politica dei partiti mainstream”.

Per il 2017, questa eventualità può sembrare remota, soprattutto se i movimenti di estrema destra non riusciranno a ottenere un consenso sufficiente, secondo l’analista. “Gli investitori più esperti sono inoltre in grado di apprezzare i pesi e contrappesi” insiti nelle elezioni in Olanda, Francia, Germania e Italia. “Ma sarebbe sbagliato pensare che i movimenti populisti e dell’estrema destra abbiano dimensioni troppo limitate per avviare il cambiamento. Sempre più, i principali partiti stanno adattando e ricalibrando il loro messaggio, e l’agenda politica, per incorporare visioni nazionaliste ed anti-europee”.

“La posta in gioco è la solidarietà finanziaria in Europa che, pur essendo stata offuscata dalle questioni relative all’immigrazione nel 2017, potrebbe diventare un tema centrale nel 2018, e oltre, per gli Stati membri più forti della UE. A rischio sarà anche il Patto di stabilità e crescita (PSC), che sta limitando la capacità di ripresa economica dei membri più deboli della UE Questo atteggiamento politico polarizzato sta esacerbando le divergenze in materia di crescita economica e, auto-alimentandosi, dà luogo a un circolo vizioso”.

In ottica investimenti, i bond governativi della zona Euro con affidabilità creditizia in deterioramento, emessi nello specifico da Italia, Portogallo e Grecia, “rimangono a rischio. Anche le obbligazioni governative francesi paiono vulnerabili ad attacchi speculativi a breve termine. Crediamo che, quando compariranno ulteriori pressioni sull’euro, gli unici rifugi sicuri saranno rappresentati dai Bund tedeschi e, potenzialmente, dall’oro“.

Effetto domino tra le forze euroscettiche?

In primo luogo, ciò che conta è il segnale di fiducia che una vittoria elettorale del PVV invierà all’estrema destra e ai movimenti euroscettici dell’UE. Il probabile risultato positivo del partito di Wilders arriverà proprio al momento giusto per incoraggiare e imprimere slancio al Front National, ad appena cinque settimane dalle elezioni in Francia. Una vittoria del Front National potrebbe, a sua volta, rilanciare l’AFD in Germania e il Movimento Cinque Stelle in Italia.

Per rispondere agli affondi demagogici dei movimenti anti euro e protezionisti, i partiti mainstream d’Europa, anche in Germania, stanno abbracciando anch’essi la retorica nazionalista e anti-Ue: “una vittoria dell’estrema destra in Olanda metterebbe pressione sui principali partiti di centro-sinistra e centro-destra, sia nei Paesi Bassi che nel resto d’Europa, affinché siano adottate proposte politiche sempre più intransigenti, in modo da non apparire deboli di fronte ai propri elettori”.

Sta già succedendo. Per esempio di recente la Cancelliera Angela Merkel ha approvato un divieto al velo musulmano integrale, per accontentare la CDU/CSU, e il primo ministro olandese Rutte sulla scorta di quando richiesto da un piccolo gruppo di elettori, sta facendo pressioni sulla UE affinché non offra garanzie di aiuto all’Ucraina, né la inviti ad aderire all’Unione. In Belgio, infine, il primo ministro Charles Michel ha ratificato l’accordo commerciale CETA solo dopo aver ottenuto concessioni per i settori industriali più deboli nel sud del Paese”.

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