Elezioni: Mattarella darà mandato prima al centro destra

5 aprile 2018, di Alessandra Caparello

ROMA (WSI) – Al via oggi il secondo giorno di consultazioni al Quirinale. Dopo il Pd, con Martina, il presidente Matteo Orfini e i capigruppo di Senato e Camera Andrea Marcucci e Graziano Delrio, è arrivata dinanzi al Capo dello Stato la delegazione di Forza Italia con il leader Silvio Berlusconi e le capogruppo al Senato e alla Camera Annamaria Bernini e Maria Stella Gelmini.

I tempi per la formazione del governo sono lunghi, lo ha detto anche Mattarella. Come scrive oggi Dagospia il Capo dello Stato prenderà tempo al termine del primo giro di consultazioni per riflettere sul da farsi e avanzano varie ipotesi. La prima opzione sul tavolo è che non ci saranno mandati esplorativi, meglio mandati pieni per formare il futuro governo.

A chi? Prima di tutto al Centro Destra nel caso che abbiano un programma comune e che i partiti di Salvini, Berlusconi, Meloni siano d’accordo a indicare un premier comune. Le due principali forze sembrano però in disaccordo su un tema cardine: con chi fare l’alleanza. La Lega ha spiegato che intende fare “di tutto” per formare un nuovo governo di cinque anni espressione del centrodestra anche “coinvolgendo il Movimento 5 Stelle”. Silvio Berlusconi, invece, ha escluso al Quirinale la possibilità di stringere un’intesa di governo con il M5S, accusato di promuovere “invidia, pauperismo e giustizialismo“.

“Nel caso questo non avvenisse, Mattarella darebbe l’incarico per formare il governo a Luigi Di Maio. In caso di fallimento a cinque stelle, sarebbe pronto a dare un altro mandato al Centrodestra. L’ultima soluzione è un “governo del Presidente” formato da personalità politiche e tecnici con provata esperienza soprattutto nei ministeri chiave (interni, economia ed esteri) graditi a una vasta platea parlamentare”.

Se le fumate nere del Colle si susseguono per via dei veti incrociati e dei paletti insuperabili messi dai protagonisti della partita, è difficile pensare a un ritorno alle urne immediato. Lo scioglimento immediato delle Camere è quasi impossibile che avvenga, ma in autunno le cose potrebbero cambiare. Piuttosto che andare avanti senza governo o correre il rischio di un governo tecnico, i partiti vincitori delle ultime politiche, che a parte il PD non sembrano particolarmente impauriti dall’idea di tornare alle urne, potrebbero essere disposti a mettere fine al logoramento e pretendere che si torni al voto.

 

 

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