Elezioni Francia, primo partito gli indecisi: si decide tutto domenica

21 aprile 2017, di Daniele Chicca

I rendimenti dei bond francesi sono saliti ai massimi plurimensili e il premio per il rischio di volatilità ha toccato nuovi record sui mercati in vista del voto di domenica delle elezioni presidenziali francesi. I trader e gestori sono consapevoli dei fattori di pericolo, in particolare nel primo round, di un’elezione che in Francia – un paese solitamente polarizzato tra due grandi formazioni di destra e di sinistra – non è mai stata così combattuta prima d’ora. Per premio per il rischio di volatilità si intende il compenso richiesto dagli investitori per sostenere il pericolo di brusche variazioni dell’indice di volatilità del mercato.

Sono quattro i candidati che si giocano la vittoria alle elezioni e sono racchiusi in uno spazio ristretto di 3-4 lunghezze secondo gli ultimi sondaggi a disposizione. Ma a preoccupare gli investitori – e le autorità europee e coloro i quali sono favorevoli a un mantenimento dello status quo – è soprattutto il fatto che più del 30% degli elettori sia ancora indeciso o non sappia nemmeno se andrà a votare o meno, stanco della politica. Non è un caso che nei programmi di molti candidati alle elezioni sia presenta la proposta di riconoscere in futuro come valido il voto di protesta della “scheda bianca”.

Lo scenario da incubo per i mercati, le cui chance sono cresciute negli ultimi giorni, di una sfida finale alle elezioni tra i due estremisti anti europeisti Jean-Luc Mélenchon e Marine Le Pen sta spingendo in alzo il premio di rischio e gli spread in vista del primo turno. Per le sue idee filo europee ed economiche in generale, il leader del movimento indipendente centrista En Marche! Emmanuel Macron viene invece ritenuto, insieme a Francois Fillon, il candidato sulla carta prediletto dai mercati.

Tutto si deciderà domenica“, e tutti gli occhi saranno puntati sul tasso di partecipazione, perché il primo partito è quello degli indecisi” o dei possibili astensionisti ha spiegato alla CNBC l’analista di geopolitica mondiale di Standard Chartered Philippe Dauba-Pantanacce.

Se si ha un tasso di partecipazione bassa, ci si può aspettare una vittoria di Fillon e Le Pen, che sono i due candidati con una stabilità della base di partito. “Le Pen e Fillon hanno una base elettorale solida” e “gli elettori di Le Pen andranno a votare anche in caso di tempesta“. Lo stesso non si può dire per gli altri candidati.

Elezioni, Borse impreparate a uno scenario negativo

Alcuni commentatori e analisti di mercato sostengono che potrebbe essere questo lo scenario peggiore, perché il candidato di centro destra, travolto da uno scandalo sui presunti impieghi fittizi parlamentari forniti a moglie e figli (il cosiddetto Penelopegate, dal nome della sua consorte), rischia di non riuscire a unire il paese contro Le Pen in un’eventuale sfida a due nel secondo turno delle elezioni il prossimo 7 maggio.

Per Dauba-Pantanacce, tuttavia, lo scenario peggiore per i mercati rimane in ogni caso di gran lunga quello di un duello tra il leader della France Insoumise e la candidata del Front National. Il primo chiede che vengano rinegoziati i trattati e ha un programma di innalzamento delle tasse contro le categorie agiate e un piano per indebolire i poteri finanzari, la seconda vuole indire un referendum sull’euro come prima misura e ha un’agenda di stampo protezionista e isolazionista.

Nonostante il grande equilibrio della contesa, i mercati azionari non scontano I rischi politici di un’eventuale sorpresa negativi nelle elezioni presidenziali francesi. Con un rapporto di 14,9 superiore alle stime sugli utili, i prezzi di Borsa scambiano il 2% sopra il fair-value implicito nei modelli P/E di Deutsche Bank (14,6) e circa i 3% sopra il livello implicito nel modello fair-value a breve termine per l’indice paneuropeo Euro Stoxx 600 (378 punti contro i 365 “ideali”).

Questo andamento ci dice che le Borse europee non sono preparate a un esito indesiderato nel voto di domenica e si aspettano che almeno uno tra Macron e Fillon arrivi al secondo turno. L’azionario preferisce concentrarsi sui fondamentali economici in miglioramento piuttosto che sui rischi politici di sfaldamento dell’Europa unita. Prima del referendum del 23 giugno 2016 sulla Brexit, le Borse avevano perso l’8% e il 4% prima del voto in Usa dell’8 novembre. Stavolta l’andamento è differente, con l’azionario non lontano dai massimi del 2017.

Alla luce della performance delle Borse negli ultimi tempi, gli analisti di Deutsche Bank Sebastian Raedler, Wolf von Rotberg, Tom Pearce e Andreas Bruckner, dicono che se Macron o Fillon si qualificheranno per il secondo turno, il potenziale al rialzo per l’azionario europeo è in ogni caso minimo.

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