Elezioni Francia, banche temono fuga capitali: “non abbiamo piano B”

20 marzo 2017, di Daniele Chicca

Per paura di una fuga di capitali, le banche francesi stanno tentando in tutti i modi di rassicurare gli investitori stranieri. Se Marine Le Pen dovesse ottenere un buon risultato al primo turno delle elezioni presidenziali, che si svolgerà tra circa un mese, c’è il rischio reale di un balzo dei tassi dei bond governativi francesi e di un allargamento degli Spread con i Bund tedeschi.

Stando a quanto riportato da Le Monde il concetto di “cigno nero” – un evento choc inaspettato che destabilizza i mercati finanziari – fa il suo ritorno nel vocabolario dei banchieri francesi. Diventerebbe realtà se Le Pen dovesse aggiudicarsi le elezioni presidenziali di aprile-maggio e mettere in atto il suo progetto di liberare la Francia dai vincoli dell’Eurozona, la cosidetta Frexit.

Secondo gli analisti di UBS, anche se i sondaggi evidenziano come al secondo turno Le Pen parta come sfavorita nel ballottaggio finale, qualunque sia il suo avversario politico, le possibilità di vittoria sono stimate al 40%. La leader del Front National, partito euroscettico, isolazionista e favorevole alla chiusura delle frontiere agli stranieri, ha già promesso che indirà un referendum sull’uscita dall’area euro e che una delle sue prime misure da presidente sarà quella di abbondare l’area di Schengen.

Per poter indire un referendum contro l’euro, Le Pen dovrà non solo vincere le presidenziali ma anche aggiudicarsi una maggioranza in Parlamento. In Francia le legislative, che si terranno a giugno, di solito rispecchiano abbastanza fedelmente l’esito del voto presidenziale. La domanda più sofisticata che gli investitori francesi fanno alle banche francesi riguarda l’eventuale strategia di uscita dall’euro e di ritorno al franco, spiega a Le Monde il presidente di una banca francese.

Il 13 febbraio in realtà già François Villeroy de Galhau, numero uno della Banca centrale di Francia, ha cercato di spiegate come funzionerebbe il meccanismo. Senza l’euro, il finanziamento del debito pubblico francese costerebbe più di 30 miliardi di euro di interessi supplementari ogni anno. I tassi degli Oat francesi tenderebbero a balzare su livelli di rischio sui mercati finanziari.

“Anticipando quella cifra, il governatore della Banca di Francia ha reso più credibile l’uscita dall’area euro. Ma per noi non si può abbandonare una moneta in circolazione non c’è un piano B“, confessa sempre al quotidiano lo stesso dirigente.

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