Elezioni, economista Sapir: “un terremoto in Europa”

8 marzo 2018, di Daniele Chicca

I partiti euro-scettici o cosiddetti “populisti” sono arrivati ai primi posti alle ultime elezioni, ma non è il solo fattore da tenere bene a mente dal voto italiano, secondo l’economista e commentatore francese Jacques Sapir. Un dato evidente è che le formazioni europeiste come quelle dell’area di centro sinistra sono state “cancellate”. È una “sconfitta storica per i partiti socialdemocratici, “appiattiti senza riserve sul montante neoliberismo e letteralmente cancellati dal verdetto degli elettori”.

“Dal momento che sappiamo che anche Berlusconi ha mostrato di avere delle riserve sull’euro (vuole un sistema a “due valute” che non è praticabile nella realtà, ma equivale a una condanna dell’euro) e che ricordiamo i vecchi discorsi del M5S”, sottolinea Sapir, “oltre il 68% degli elettori italiani ha votato per partiti più o meno euroscettici. Da questo punto di vista, queste elezioni hanno anche il valore di un referendum sulla questione europea“.

Sapir, professore dell’università Parigi-Nanterre noto per le sue opinioni favorevoli a una de-mondializzazione e a una dissoluzione dell’euro, parla della “cancellazione dei partiti europeisti” e di un effetto domino possibile in Europa che parta dall’Italia fino a coinvolgere il resto d’Europa. “È probabile che nei prossimi mesi questo terremoto si diffonderà, per un effetto di contagio, verso altri paesi dell’Unione Europea” tra cui la Germania, dove l’SPD di Martin Schulz ha solo rimandato la sua fine, accettando di formare una Grande Coalizione con Angela Merkel, anche per scongiurare il rischioso ritorno alle urne.

Al trionfo del MoVimento 5 Stelle (che sfiora il 33%) e al successo sopra le previsioni della Lega, a un solo punto percentuale di distacco dal PD (18% contro 19%) va aggiunta un’altra considerazione: come osserva Sapir sul blog Voci dall’Estero, non va sottovaluta l’elezione, nei collegi proporzionali, di due economisti ben noti per le loro posizioni contrarie alla moneta unica come Alberto Bagnai e Claudio Borghi.

La sconfitta elettorale ha spinto il leader del PD Matteo Renzi a presentare le sue dimissioni

Post elezioni, Pd al capolinea

Per quanto riguarda i grandi perdenti di queste elezioni, i partiti filo europeisti, per Sapir il PD rischia la morte. “Se questa sconfitta consacra il rifiuto di un programma politico, consacra anche – e forse soprattutto – il fallimento di una strategia, quella dell’adattamento al neoliberismo, ai suoi dogmi e alle sue regole”. Un po’ come era avvenuto anche in Germania.

È anche, evidentemente, “la sconfitta, pesante, di Matteo Renzi, questo leader del PD che è stato presentato come la nuova stella della politica italiana e che, come primo ministro, ha attuato una politica non molto lontana da quella condotta oggi da Emmanuel Macron in Francia”.

Il partito di Renzi, entrato in piena crisi esistenziale, si è fermato sotto il 19% (18,8%) molto indietro rispetto al 32,9% del M5S e di poco avanti sul 17,4% della Lega. Forza Italia al 14%, LeU al 3,4%. I partiti tradizionali PD e FI hanno perso più di 5 milioni di voti rispetto al 2013, mentre la Lega ne ha guadagnati più di 4 milioni e il M5S quasi 2 milioni.

Elezioni: i voti guadagnati e quelli persi dai singoli partiti

Operai, disoccupati e casalinghe votano in massa per M5S e Lega

Esaminando il voto in base alla categoria professionale dell’elettorato, si scopre che i pensionati e chi ha un ceto più alto ha preferito di solito il PD (vedi tabella dati Ipsos) o comunque l’area di centro sinistra. In gran parte gli indipendenti e autonomi votano a destra, mentre gli operai optano per Lega o M5S (solo l’1,3% di loro ha votato LeU e solo l’11,3% il PD, a dimostrazione dalla perdita di fiducia nella politica di sinistra). Come prevedibile invece studenti e insegnati sono quelli più orientati a sinistra rispetto alla media. Più del 55% dei disoccupati e anche delle casalinghe ha votato per M5S o per la Lega.

Analisi del voto in base al ceto sociale e professione

Analizzando i flussi dei voti riportati da Ipsos, si nota come siano ben pochi coloro i quali, astenuti nel 2013, hanno cambiato idea per votare il 4 marzo per una formazione europeista o social democratica (3% per il PD), mentre il 7% di loro ha votato M5S e il 4% Lega. Mentre il 14% di chi ha votato il PD di Pier Luigi Bersani cinque anni fa ha spostato la sua preferenza verso il MoVimento 5 Stelle, soltanto il 43% ha confermato il suo sostegno al partito. Il 7% ha votato più a sinistra, seguendo Bersani e la sua lista Liberi e Uguali, mentre il 22% si è addirittura astenuto, a riprova della strategia politica fallimentare del PD negli ultimi anni, che paga anche l’aver dovuto scendere a patto con centristi e tecnocrati per poter governare.

Il 41% di chi aveva votato Forza Italia cinque anni fa ha preferito dare il suo appoggio a Salvini, mentre solo un terzo ha confermato l’appoggio al partito. Un altro aspetto interessante è quello relativo a chi ha potuto recarsi alle urne per la prima volta. Il 26% di loro ha scelto il M5S, l’11% il PD, il 10% la Lega e solo il 7% Forza Italia. Ben il 35% non è andato a votare. MoVimento 5 Stelle si aggiudicano anche una vittoria sui social: basandosi sull’indice che calcola le dimensioni positive dell’interazione (like, crescita settimanale dei fan e fan-base) sugli account Facebook e Twitter, il primo partito d’Italia ottiene un punteggio di 84,2 su 100, che consente si sbaragliare la concorrenza. Al secondo posto si trova la Lega (53,9), al terzo il PD (50,4).

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