Elezioni, aumentano chance governo tra M5S e Lega

9 marzo 2018, di Daniele Chicca

Mentre la leadership del MoVimento 5 Stelle cerca intese sull’economia, la base apre a un governo con la Lega – i numeri alla Camera e al Senato ci sarebbero. Intanto nella coalizione di Centro Destra Silvio Berlusconi è al lavoro per impedire un simile scenario. L’idea del leader di Forza Italia è quella di convincere Matteo Salvini a farsi da parte e proporre come primo ministro una figura come Luca Zaia o un altro esponente della Lega rispettato anche dal Centro Sinistra.

Berlusconi, dicono i media mainstream, spera di poter convincere il premier ancora in carica Paolo Gentiloni e Dario Franceschini. A tale scopo avrebbe già messo all’opera il suo asso nella manica Gianni Letta. L’81enne tre volte primo ministro intende fare “tutto il possibile per consentire all’ Italia di uscire dallo stallo, di darsi un governo, di rimettersi in cammino sulla strada della crescita”, si legge su La Stampa.

Dal PD i ministri in uscita Carlo Calenda e Marco Minniti avvertono che il partito rischia di sparire, ma non per questo motivo – ovvero per tirare a campare – può andare al governo con formazioni politiche “populiste” che lo insultano e vessano da anni e che hanno inasprito i toni in campagna elettorale. Il discorso vale anche per la Lega. La linea è la stessa del segretario dimissionario Matteo Renzi: si va all’opposizione come hanno chiesto i cittadini. Da un sondaggio riportato dal Fatto Quotidiano emerge tuttavia che il 59% degli elettori del PD vuole che il partito vada al governo con il M5S.

Il quotidiano La Stampa riferisce anche dell’apertura della base del M5S a un’alleanza di governo con la Lega, un’indicazione che sembra sia emersa da una “consultazione segreta“. Sarebbe questa, piuttosto che una coalizione con il PD (anche sei poco), la strada preferita dalla formazione anti sistema per poter salire al governo.

“Il sondaggio, commissionato dai vertici del M5S, rivela un elettorato spaccato quasi a metà, ma pare leggermente più propenso ad allearsi con la Lega di Matteo Salvini che con il Pd, anche senza Matteo Renzi”. “Avere pronto un sondaggio che spinge il M5S verso la Lega, da tirar fuori al momento opportuno, può rivelarsi molto funzionale alla politica dei due forni” che il M5S sta conducendo. “È anche una pronta risposta all’appello alla responsabilità rivolto ai partiti da Sergio Mattarella“, osserva Ilario Lombardo nell’articolo, facendo riferimento al capo del Quirinale.

M5S al governo con PD o Lega: cosa cambia

Se dovessero trovare un accordo per la formazione di un governo,. il MoVimento 5 Stelle e una parte del PD potrebbero trovare dei punti comuni in aree di programma come tagli alle tasse, riforma del mercato del lavoro, incremento degli investimenti, un reddito minimo per disoccupati e indigenti (che nel programma del M5S viene definito erroneamente “reddito di cittadinanza”). Oltre che accettare di abbassare in qualche modo le tasse e aumentare le spese pubbliche, la Lega condividerebbe temi come la sicurezza, la revisione dei trattati dell’Unione Europea e l’annullamento dell’accordo di Dublino sui richiedenti di asilo.

Un problema dalla situazione attuale del M5S è rappresentato dal fatto che dei trecento eletti, solo di un’ottantina sono note le posizioni. Con gli altri i rapporti verranno approfonditi in occasione della prima assemblea programmata, che si terrà all’Hotel Parco dei Principi di Roma. Chi non vuole scendere a patti con la Lega, evidenzia come il M5S abbia raccolto grandi consensi soprattuto al Sud, e che una buona fetta del nuovo elettorato proviene dal Pd, come si evince anche dai flussi dei voti negli ultimi anni.

Questa lettura più politica tuttavia,  sottolinea Lombardo, “stride con il risultato del sondaggio sulle alleanze preferibili”. Nel frattempo Di Maio sta lavorando a un possibile Def e si dice pronto “alle prime proposte e a discutere quelle degli altri”. In particolare il M5S cerca intese sull’economia e sostiene che in questo frangente il “Def sarà decisivo“. Il M5S ha l’intenzione di presentare nei prossimi giorni proposte sul document, con l’obiettivo di trovare convergenze con altre forze politiche.

“Noi ci siamo, siamo responsabili e siamo l’unico fattore di stabilità tra i partiti”, sostengono Di Maio e i parlamentari a lui più vicini, come Danilo Toninelli che ieri al Tg1 ha ribadito la volontà di dire
no al caos e all’instabilità‘. Con chi sarà fatto il governo non ha grande importanza, potrebbe essere con il PD o anche con Salvini, il quale però per il momento si smarca, dicendo di non voler stringere un patto con un gruppo che ha idee programmatiche diverse dalle sue.

Citando la proposta di un reddito di cittadinanza il leader del Carroccio critica Di Maio e i suoi per la loro visione “pauperistica” contro quella sua del lavoro e del regime fiscale della flat tax vantaggioso per autonomi, privati (e benestanti). In ogni caso Mattarella ha lanciato già un appello per un “senso di responsabilità”, richiamo che il leader del M5S ha definito “sacrosanto”.

I numeri e i seggi in Parlamento dopo le Elezioni

Raccogliendo le indicazioni dei singoli partiti l’agenzia Reuters ha fatto una stima di come sarebbero distribuiti i seggi tra i vari partiti e gruppi politici. Il conteggio ritorna utile per poter studiare quali alleanze sarebbero possibili. Perché il piano di Berlusconi vada a buon fine, la lista di Centro Destra deve trovare ben 49 deputati e 22 senatori per ottenere la maggioranza parlamentare. Pare un’impresa ostica: “raccogliendo i voti di Usei e Maie (due formazioni politiche centriste presenti nei collegi esteri), quelli della lista Civica e Popolare, oltre ai senatori a vita e gli esclusi del M5S, arriverebbero a circa 276 deputati e 147 senatori”, stima Reuters.

Una via percorribile per il Centro Destra sarebbe anche quella di allearsi con il M5S o addirittura formare larghissime intese con anche parte del PD dentro. Una maggioranza con i quattro principali partiti (M5s, Lega, Pd, Forza Italia) conterebbe addirittura su 563-565 voti alla Camera e 281 al Senato. “Maggioranze Pd-Fi solo con la Lega o solo con il M5s avrebbero dai 343 ai 438 seggi alla Camera e dai 169 ai 223 al Senato”, fa sapere Reuters.

Si tratterebbe di un esecutivo di responsabilità nazionale che permetterebbe di fare qualche riforma, tra cui quella della legge elettorale per poter inserire un premio di maggioranza. Se le consultazioni non dovessero dare frutti, infatti, Mattarella potrebbe chiedere al M5S di partecipare a un governo di scopo per cambiare la legge elettorale e poi tornare al voto.

“È un retropensiero che i grillini stanno coltivando, a patto che la nuova legge garantisca una maggiore governabilità alla prima forza politica del paese”, dicono su La Stampa. Ritornare subito alle urne, specie con un sistema del genere che favorirebbe il M5S, primo partito d’Italia con un grande distacco sulla concorrenza (quasi il 33% dell’elettorato), sarebbe però uno scenario da incubo per Forza Italia e Pd, quindi viene da chiedersi perché mai – politicamente parlando – dovrebbero accettare condizioni del genere.

Se ai voti di M5s, si uniscono quella delle forze anti establishment di Lega e Fratelli d’Italia, si arriva a 381-383 seggi alla Camera e 188 al Senato: sono numeri ampiamente sufficienti per governare con tranquillità. A parte la già citata Lega, in un ipotetico governo a trazione M5S, potrebbero anche unirsi una parte del Pd e Liberi e Uguali, formazione di sinistra che ha dato la sua disponibilità a dialogare ma che, visti i numeri (14 deputati e 4 senatori), conterà ben poco. I numeri ci sarebbero: 348-350 seggi alla Camera e 171 al Senato. Per un eventuale governo di minoranza del M5S, invece, se il Pd, le altre forze di centrosinistra e Liberi e Uguali si astengono (e anche se questi ultimi votano la fiducia) i voti non sarebbero sufficienti.

In questi giorni “proseguono i contatti tra M5S i senatori della Lega”. Da quello che riferisce sempre La Stampa, “finora i discorsi si sono limitati ad alcuni ragionamenti sugli effetti del Rosatellum e alle possibili intese sulle presidenze di Camera e Senato”. Di Maio vuole piazzare uno dei suoi (probabilmente Roberto Fico) a Montecitorio, mentre Salvini conta di eleggere un esponente della Lega a Palazzo Madama. Sui media si fa il nome dell’ex presidente del Senato Roberto Calderoli.

 

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