Edwards (SocGen): i fattori che scateneranno la prossima crisi

10 gennaio 2018, di Daniele Chicca

Mentre gli investitori si interrogano sull’impatto che la fase ribassista dei Bond americani potrebbe avere sui mercati azionari, lo strategist di Societe Generale Albert Edwards, noto per le sue posizione pessimiste, ha elencato i fattori che potrebbero causare il prossimo “grande crac in stile 2008″.

I due scenari che l’analista dice di temere maggiormente sono la gestione delle banche centrali di una crisi finanziaria e un possibile fallimento politico nel Regno Unito. Edwards si è soffermato sulla politica della Banca del Giappone, sul quantitative tightening – ossia sull’inversione di rotta delle banche centrali dopo anni di misure di allentamento monetario straordinarie – e persino la paura di una recessione.

Banca del Giappone

La Banca del Giappone è “impazzita”, secondo Edwards e le sue politiche potrebbero rappresentare una grossa sorpresa. Se per esempio Kuroda e colleghi decidessero di iniziare una politica monetaria aggressiva, un evento che in qualche modo si sta già verificando dopo che la banca centrale ha deciso di interrompere le operazioni di acquisto di Bond con una scadenza superiore ai 10 anni.

Questo, dice sempre lo strategist, rafforzerebbe lo yen, e l’andamento inaspettato avrebbe un grande impatto sui mercati, visto che la maggioranza degli investitori è posizionata in modo da guadagnarci in caso di indebolimento della divisa. “Il mercato inizia a realizzare che questa decisione potrebbe essere importante, molto più importante di quello che farà la Federal Reserve“, anche perché molti trend di rilievo iniziano in Giappone.

Di tutte le banche centrali, la Banca del Giappone è quella che ha perso maggiormente il controllo quando si tratta di politica monetaria”. “Se la Banca del Giappone impone una stretta monetaria, e lo yen si rafforza anziché indebolirsi violando la soglia dei 107 yen per ogni dollari, allora sarebbe una grossa sorpresa, destinata a destabilizzare i mercati”.

“È assolutamente pensabile che le condizioni economiche in miglioramento e le prospettive di un surriscaldamento dell’inflazione spingano la Bank of Japan ad adottare misure monetarie aggressive, prendendo in contropiede il mercato e provocando una valanga di operazioni carry trade, della portata di quanto visto nel 2008″.

Crisi politica nel Regno Unito

Dopo la crisi politica che ha portato a un rimpasto del gabinetto guidato da Theresa May Edwards ritiene che le alternative politiche che stanno guadagnando polarità per effetto della rabbia dell’opinione pubblica dopo la Brexit sarebbero molto più radicali – sia a destra sia a sinistra – del leader del partito Laburista Jeremy Corbyn e questo limiterebbe la capacità dei banchieri centrali di gestire l’instabilità politica.

Sbagliandosi, i mercati ritengono che se i prezzi degli asset finanziari collassano durante il processo di quantitative tightening , allora le autorità di politica dovranno invertire la rotta ed essere ancora più rapidi e decisi nell’imporre misure di accomodamento monetario come Quantitative Easing e tassi di interesse negativi, e a quel punto ci si aspetta un’inflazione dei prezzi di mercato.

Ma “questo non accadrà”, secondo Edwards, che invece è convinto che il ciclo continuerà il suo corso e i prezzi dei titoli di mercato seguiranno il trend al ribasso, in particolare se i cali sono accentuati. “È molto probabile che succeda, dal momento che attualmente le Borse sono su livelli estremamente sopravvalutati”.

“Le banche centrali – conclude lo strategist ribassista – possono creare inflazione se le condizioni economiche sono molto negative”, non ci sono limiti economici da questo punto di vista. “Gli unici limiti sono invece in ambito politico”. Nel caso in cui scoppi un’altra crisi “è la politica e non l’economia a essere la mia più grande preoccupazione”.

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