Economia Usa, “rischio non è recessione bensì surriscaldamento”

25 settembre 2018, di Alberto Battaglia

In vista dell’incontro della Federal Reserve, al termine del quale pochi analisti dubitano si opterà per un rialzo dei tassi di 25 punti base, il problema da porsi sull’economia americana non è tanto quello di una possibile recessione, ma quello di un deciso surriscaldamento. Lo ha dichiarato il chief equity strategist di Nuveen Asset Management, Bob Doll: “L’economia sta andando veramente bene e sono preoccupato che si possa arrivare al punto dove il rischio sia più un surriscaldamento che non una recessione”, ha detto a Cnbc, “non sto sostenendo che è questo sia lo scenario attuale, ma penso che la domanda vada sollevata”.

La disoccupazione americana si trova al di sotto del 4% e l’incremento annuo dei salari ha raggiunto 2,9%: in caso di surriscaldamento la crescita reale potrebbe essere accompagnata da una crescita dei prezzi superiore agli obiettivi di politica monetaria.

“Il Pil nominale del secondo trimestre ha avuto un incremento nell’ordine del 5%. Potrebbe essere oltre il 6% nominale nel terzo trimestre?” ha chiesto Doll, “con tutto ciò, potremmo dire a un certo punto ‘Oh mio Dio, stiamo iniziando ad avere un’economia troppo forte?'”.

Le dichiarazioni di Jerome Powell potranno dare un’idea su come la Federal Reserve intenderà reagire alle possibilità di deciso surriscaldamento, per esempio lasciando intendere quando sarà il successivo rialzo dei tassi dopo quello di imminente arrivo – dato pressoché scontato.

Come aveva sottolineato l’Economist in un editoriale sul tema, un’eventuale crescita dell’inflazione oltre le attese potrebbe consentire alla Fed di alzare l’asticella dei tassi senza danneggiare la robusta crescita: ciò porterebbe a recuperare lo spazio di manovra necessario per la politica monetaria convenzionale, in caso di un futuro raffreddamento del motore della crescita.

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