ECONOMIA USA MAGICA: POTENTE, SENZA INFLAZIONE

28 ottobre 1999, di Redazione Wall Street Italia

L’economia americana e’ magica, ha messo a segno una crescita notevole nel terzo trimestre (+4,8%, cioe’ al livello delle tigri asiatiche qualche tempo fa) mentre i costi del lavoro rimangono clamorosamente freddi, un segno evidente, questo, che la forte domanda di beni di consumo unita al piu’ basso tasso di disoccupazione degli ultimi 30 anni non stanno sviluppando il benche’ minimo focolaio di inflazione. Wall Street celebra questo eccezionale sviluppo non-inflazionistico, mettendo a segno un gran rialzo dei prezzi azionari. L’espansione dell’economia Usa va avanti ormai senza interruzione da 9 anni. Secondo le stime di alcuni economisti nei soli primi nove mesi di quest’anno lo sviluppo ha aggiunto 200 miliardi di dollari (360mila miliardi di lire) al prodotto interno lordo.

Il pil e’ cresciuto del 4,8% nel terzo trimestre, un forte balzo in avanti rispetto all’1,9% del trimestre precedente. I deflatore implicito, considerato dagli economisti una misura chiave per valutare l’inflazione, e’ salito solo dello 0,9%, cioe’ meno rispetto all’1,2% stimato dagli analisti. Inoltre, sempre a confermare il fatto che l’inflazione e’ ormai latitante, l’indice del costo del lavoro (stipendi, salari e benefits) comunicato dal ministero del lavoro Usa e’ salito nel terzo trimestre dello 0,8%, anche in questo caso rimanendo sia sotto alla stima dello 0,9% degli economisti sia sotto il +1,1% del secondo trimestre.

”Si tratta di ottime notizie”, ha detto Ian Shepherdson, capo economista di High Frequency Economics. ”Con il deflatore e l’indice del costo del lavoro cosi’ bassi, lo scenario e’ molto positivo. Sono numeri che dovrebero indurre la Federal Reserve a non aumentare i tassi d’interesse il mese prossimo”. Gli investitori sembrano essere d’accordo. Dopo l’annuncio dei dati economici i prezzi delle azioni e dei titoli obbligazionari hanno compiuto un forte balzo in avanti. Poco dopo mezzogiorno ora di New York il piu’ sostenuto era l’indice Standard & Poor’s 500, in rialzo di 37 punti (+2,87%) a quota 1.333. Il Dow era in crescita di 218 punti (+2,10%) a quota 10.613. Leggermente piu’ fiacco, per via dei problemi di alcune societa’ legate al settore internet, l’indice Nasdaq, che comunque era in salita di 52 punti (+1,86%), a 2.854.

Sul fronte obbligazionario, il prezzo del T-Bond a 30 anni ha compiuto un salto in avanti di 3/4 di punto, il che ha fatto calare il rendimento dal 6,32 al 6,26% (giorni fa era stato raggiunto un tetto di 6,40%).

Ci si potrebe chiedere come mai l’economia Usa sia diventata ”magica”. Non e’ indifferente il fatto che il governo americano di recente abbia provveduto a varare alcune revisioni nel modo di comporre il paniere del Gdp, il prodotto interno lordo. Adesso vengono calcolate tra l’altro anche le spese per il software e l’output dei servizi finanziari che prima erano fuori. Il che ha portato a notevoli incrementi dello sviluppo. E’ questa dunque la ”nuova economia”; ed e’ anche il motivo per cui alcune aziende dei vecchi settori industriali sono state depennate l’altro giorno dall’indice Dow Jones, per far posto alle nuove societa’ protagoniste del settore tecnologico, come Intel e Microsoft. ”All’improvviso il mistero della nuova economia non e’ piu’ un mistero”, ha detto Brian Wesbury, capo economista di Griffin Kubik Stephen and Thompson. ”Ecco perche’ la Fed potra’ rinunciare ad aumentare i tassi di interesse”.

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