Dwane (Allianz GI): “La priorità del 2018? Proteggere il potere d’acquisto”

3 gennaio 2018, di Pieremilio Gadda

Il 2017 potrebbe essere ricordato come un anno irripetibile per i mercati finanziari. Salvo poche eccezioni, il bilancio è positivo per tutte le principali classi di attivo, con picchi vicini al 35% per il listino dei Paesi emergenti e performance positive anche in molti segmenti del reddito fisso. In barba al principio della de-correlazione, che imporrebbe un opposto senso di marcia alle performance di azioni e bond.

Molti analisti sono convinti che il 2018 sarà differente: le valutazioni sempre più tirate di alcune piazze finanziarie e, soprattutto, l’inversione di rotta delle banche centrali potrebbero favorire qualche vampata di volatilità. Ad un certo punto, tra il secondo e il terzo trimestre, la liquidità immessa dalle tre maggiori banche centrali inizierà a contrarsi, a livello aggregato.

“Sarà un giro di boa cruciale per la politica monetaria”, osserva Neil Dwane, global strategist di Allianz Global Investors. “Anni di politiche ultra-accomodanti hanno gonfiato i prezzi degli asset rischiosi e non. Il superamento di questa fase e i diversi approcci che adotteranno le autorità monetarie potrebbero essere “disruptive” per i mercati”, avverte il gestore, secondo cui, tuttavia, quest’ultima dovrebbe “confermarsi nel complesso relativamente contenuta: ogni movimento rappresenterà un’opportunità”.

Dwane è convinto che gli investitori farebbero bene a tutelarsi semmai da un altro fattore di rischio: il ritorno dell’inflazione. I tassi di breakeven a 10 anni esprimono un’aspettativa di rialzo dell’1,96% per i prezzi al consumo negli Stati Uniti. “Vale la pena ricordare che un tasso d’inflazione al 2% distrugge il 35% del potere d’acquisto nell’arco di 10 anni. Le Banche centrali si manterranno “dietro la curva dei tassi” e la financial repression sarà ancora presente. Di conseguenza, tra le priorità nelle decisioni di investimento dovrebbe esserci la protezione del potere di acquisto”. Il motivo essenziale che indurrà le autorità monetarie a restare indulgenti nei confronti delle dinamiche inflattive è l’eccesso di debiti, saliti a livello aggregato oltre i picchi pre-crisi: al punto da rendere insostenibile un sollevamento troppo marcato della curva dei rendimenti. Per la stessa ragione, gli investitori dovrebbero monitorare l’andamento dei tassi americani: “Se il decennale Usa dovesse salire sopra il 3%, potrebbe riattivare un mercato orso nel reddito fisso”, segnala Dwane. Il pensiero corre alla primavera del 2013, quando l’annuncio della riduzione dello stimolo monetario da parte dell’allora presidente della Fed, Ben Bernanke, innescò il famigerato Taper Tantrum, una violenta correzione in larga parte del reddito fisso.

Previsioni 2018

Quali sono le migliori idee d’investimento per il 2018?

“Il tasso d’inflazione tendenziale sottostante sta lentamente aumentando e i parametri standard non sono in grado di cogliere i costi reali. Dovrebbero essere tenute in considerazione le obbligazioni europee e statunitensi indicizzate all’inflazione”, ribadisce lo strategist.

“In Europa, il mercato azionario e la moneta unica dovrebbero confermare la propria forza sulla scia dell’andamento positivo del 2017”. È essenziale però che l’andamento del cambio con il dollaro non sia troppo penalizzante. “L’Euro potrebbe apprezzarsi ulteriormente, è ancora sottovalutato di circa 10 punti percentuali”, puntualizza il gestore di Allianz GI. Un ulteriore rafforzamento della moneta unica potrebbe deprimere un eventuale slancio delle borse europee, che hanno archiviato il 2017 a quota più 7,7%, oltre 10 punti in meno rispetto a Wall Street.

“Le banche europee potrebbero rappresentare opportunità di investimento interessanti e sul mercato obbligazionario ci aspettiamo un ampliamento degli spread tra Treasury e Bund. Negli USA, il settore bancario potrebbe risultare interessante in un contesto di continuo rialzo dei tassi di riferimento da parte della Federal Reserve. I titoli delle telecomunicazioni, industriali e dei beni di prima necessità sarebbero invece favoriti in caso di approvazione della riforma fiscale. Potremmo inoltre aspettarci probabili pressioni al ribasso sulle azioni statunitensi con valutazioni elevate”.

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